PESCARA – “Mio figlio non è un violento, rimarrò accanto a lui. Non accetto quello che ha fatto, si è rovinato il futuro per ideali che sono certa non sono i suoi». Chi parla è la madre del 17enne pescarese accusato di reati gravissimi come promuovere l’odio razziale, di aver diffuso manuali per costruire armi micidiali e pianificare un attentato a una scuola di Pescara aderendo anche a un gruppo suprematista che ipotizzava di attentare alla vita della presidendente del consiglio Giorgia Meloni.
“Sono paralizzata dallo shock”, ha confidato la 50enne a Repubblica che vive a Perugia con il figlio, “i carabinieri erano venuti già a luglio a casa nostra perché questi fatti risalgono al 2023 e il ragazzo era già indagato. Stamani invece sono piombati alle 6 con i cani molecolari per cercare l’esplosivo, non c’era niente. È tutto sul cellulare che già avevano sequestrato».
“Già in estate mi aveva detto: “mamma vedrai che mi arrestano”. Ed è successo. Non avevo immaginato tutto quello che ho letto oggi. Nei mesi scorsi avevo appreso che era indagato per reati vicini al terrorismo» Mi ha detto che ha scritto cose bruttissime, poi che aveva fatto finta di essere uno di loro perché aveva paura che gli facessero del male. Gli ho chiesto se davvero avrebbe sparato a dei ragazzi. Mi ha detto “Mamma no, mai. Era curiosità”. Io gli credo, spero possa emergere presto dalle indagini».
«Quando Andrea si nascondeva in cameretta col telefonino” ha detto ancora a Repubblica, “cercavo di indagare. Lui si arrabbiava, mi diceva che interrompevo i suoi video. L’anno prima che entrasse in quei gruppi, mi parlava di Casa Pound. Mi aveva chiesto di andare alle manifestazioni. Gliel’ho vietato».
In relazione al supposto attentato in una scuola di Pescara la 50enne ha detto. «Quello è l’istituto che frequenta una delle sue migliori amiche. Non ci crederò mai che possa essere in grado di fare queste cose. Andrea a scuola era sempre al fianco dei disabili, dei più fragili. Non è capace di far male nemmeno a un uccellino. E poi non è riuscito a uscirne per paura di ritorsioni dall’interno». Ma uno di questi gruppi, di nome Libreria , lo ha creato lui. «Forse era uno degli amministratori insieme ad altri. So che ha inserito dei manuali per costruire delle bombe, guide per anarchici e anche guide per preparare un colpo di Stato. Sono rimasta senza parole. Non ci credo, continuo a dirlo».
“Do delle colpe a me perché non l’ho controllato bene sui social, gli chiedevo cosa faceva e mi fidavo di lui». Mi ha detto di sì e che ha vissuto nella paura in questi mesi perché aveva compreso che ormai era nei guai. “Ho fatto una cosa grave”, mi ha detto e adesso non c’è più soluzione”, ha concluso nell’intervista rilasciata a Repubblica.
Il ragazzo è ora rinchiuso in una struttura penitenziaria di Firenze. Le accuse mosse dalla procura della Repubblica minorile aquilana sono pesanti.




