L’AQUILA – “La cultura abruzzese, come quella dell’intera nazione, rischia il collasso”. È il grido d’allarme che l’Istituzione sinfonica abruzzese e gli altri Enti culturali della regione hanno lanciato questa mattina in conferenza stampa al mondo politico.

La cultura ha sempre rappresentato per l’Aquila un punto cardine, e dopo il sisma del 6 aprile 2009 questo settore registra ancor più maggiore bisogno di risorse, anche come mezzo per ripartire.

Nel capoluogo abruzzese gravitano una ventina di associazioni, tra cui sette enti o associazioni iscritti al Fondo unico per lo spettacolo (Atam, Tsa, Società ‘Barattelli’, L’Uovo, Istituzione sinfonica abruzzese, Solisti aquilani, compagnia di Danza ‘E-motion’), per un volume di affari importante, con centinaia tra dipendenti e collaboratori.

“Tenendo conto anche delle promesse fatte dal ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, all’indomani del sisma – hanno annunciato i rappresentanti delle istituzioni culturali del capoluogo – domani presenteremo una nostra proposta al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che sarà all’Aquila”.

“Chiediamo – ha dichiarato Enzo Gentile, direttore dell’Atam – che per evitare il collasso delle istituzioni culturali, per il prossimo decennio, nel termine ‘ricostruzione’ si comprendano insieme ai ‘beni’ anche le ‘attività’ culturali”.

“Questi tagli ai fondi culturali in Abruzzo – ha aggiunto il direttore dell’Isa, Vittorio Antonellini – come nel resto d’Italia, mettono le istituzioni a rischio perché è impossibile poter reggere senza un contributo pubblico”.

Nel concreto, la proposta rivolta a Berlusconi sarà quella di impegnare l’Arcus Spa a sostenere e finanziare i progetti presentati dalle istituzioni nel 2010.

 L’idea è quella di attingere da Arcus i fondi che derivano dagli stanziamenti relativi alla ricostruzione dell’Aquila e del “cratere”.

“La richiesta – ha proseguito Gentile – è di far sì che Arcus assicuri i fondi alle istituzioni aquilane per il decennio 2011-2020, sostituendosi alle sovvenzioni derivate dal Fus (Fondo unico per lo Spettacolo) e quelle previste dalle vigenti leggi regionali”.

In attesa della risposta del premier, Marilena Scimia della Cgil si è unita all’appello delle Istituzioni culturali abruzzesi: “Se collassa tutto l’apparato culturale, si rischiano ulteriori posti di lavoro. Poniamo rimedio prima che nascano problemi davvero seri”.