L’AQUILA – Tra i 25 filosofi chiamati dal Corriere della Sera a dare risposte su 25 parole-concetto in filosofia c’è anche Simone Gozzano, docente di Logica e filosofia della scienza all’Università dell’Aquila.

Il testo, che sarà in edicola nei prossimi giorni, avrà come centro la parola ‘coscienza’: a partire dall’analisi della parola stessa, la sua storia e il percorso che ha seguito, Gozzano compie un escursus tra origine, vita e destino del termine.

Quando si parla di ‘coscienza’ ci interroga sull’essenza stessa delle nostre relazioni ed è un fenomeno che riguarda ogni essere umano. Il gioco, qui, è stato quello di riflettere tra il contenuto alto del termine e la sua ‘applicazione’ domestica, partire dagli antichi greci e finire agli abruzzesi.

Perché da un lato “noi intellettuali europei guardiamo all’Antica Grecia, ma gli mancava la parola come la intendiamo noi. I greci hanno inventato l’io, ma come struttura legata al corpo. Per i greci il modo di pensare a noi stessi era riferito al gruppo. Mentre la coscienza per noi è staccata dal corpo. È a cavallo del mondo greco e latino che ci si interroga sul ‘sapere con se stessi’, il sapere ‘con me’. Io so che cosa ho fatto e mi giudico. Quell’esame di coscienza è un dialogo interiore, che si porta dietro due aspetti: la vita interiore e l’aspetto etico. Le convenzioni sociali sono quello che riteniamo accettabile, e qui nasce un negoziato”.

Ma è quindi così azzardato definire la coscienza abruzzese come un fenomeno semi-pubblico?

“Diciamo che è in un limbo, per motivi storici, legati alla sua storia, alla sua geografia montanara. Qui sai che ‘potresti’ aver bisogno degli altri, ma devi fare un passaggio di fiducia – prosegue il docente – Mi colpì una volta in Norvegia vedere che nei paesi la gente passeggiava e si salutava, e quella era una testimonianza di sopravvivenza, ben diversa da quella dello spirito ‘tirrenico’. Perché chi sta al mare ha una ‘prosperità’ naturale”.

“Il concetto di coscienza in Abruzzo non è un fenomeno ‘naturale’ ma ha radici sociali e politiche. E ce ne sono almeno due di coscienze, una riferita a chi vive nelle aree interne di montagna e per chi vive sulla costa al mare. È un binomio non definitivo ma attiene ad una geografia non risolvibile in senso pratico – afferma poi Gozzano – Non si tratta di un confronto agonistico, ma di un adattamento all’ambiente naturale, in due contesti naturali diversi. Il problema è saper cogliere le opportunità, dallo sviluppo urbanistico della costa ai parchi naturali”.

“Nelle aree interne spesso manca la coscienza della possibilità, perché valorizzare i contenuti originari spesso ha successo. Vedi gli alberghi diffusi, gli agriturismi o i B&B, ma sono scommesse a lungo termine. È anche in questo caso una forma di adattamento, un conosci te stesso ossia conosci i tuoi limiti. Assistiamo ad una riscoperta di originalità attraverso la natura, e anche questo è un aspetto di una rivolta romantica: ma se funziona perché no? Non una ricerca di un ideale passato, ma di un nuovo spazio, anche perché il mito capitalistico del turista al metro quadro non funziona. In Abruzzo c’è un ‘valore’, anche nelle università, ma è soprattutto necessario recuperare la coscienza del valore che qui risiede”.