BRUXELLES – Le abitazioni costruite con il contributo del fondo di solidarietà Ue per i terremotati dell’Abruzzo “non hanno risposto in modo tempestivo e con sufficiente capacità agli effettivi bisogni della popolazione”.

Lo ha stabilito la Corte dei conti Ue (Eca) in una relazione di 50 pagine, pubblicata oggi, sull’utilizzo del mezzo miliardo di euro dal fondo di solidarietà, in particolare per il progetto C.a.s.e. che ha assorbito 350 milioni. Nelle palazzine antisismiche, dislocate in 19 nuclei sul territorio, sono stati tirati su circa 4.450 alloggi che alla massima capienza hanno ospitato oltre 13 mila persone.

Contestata, in particolare, la natura temporanea delle abitazioni realizzate e i costi eccessivi di costruzione. La Corte, nel rapporto, punta inoltre il dito contro la possibilità che in futuro queste case possano generare introiti. Se è per questo, in Europa non sanno che qualcuno ha già cominciato: la cronaca ha evidenziato casi di subaffitto da parte di alloggiatari, in alcuni casi perfino a squillo!

Nonostante tutto, Ville Italia, responsabile della relazione della Corte dei Conti, esclude che siano state individuate attività di tipo criminale legate agli appalti: “non ne siamo a conoscenza”, ha detto in una conferenza stampa.

Le critiche della magistratura contabile comunitaria, comunque, vengono respinte dalla Commissione Europea, che poi è quella che ha in mano le ‘mazze’. Le criticità rilevate vengono infatti ritenute “infondate” dalla portavoce del commissario alle politiche regionali Johannes Hahn.

Al momento la più grossa emergenza di questo enorme patrimonio immobiliare recapitato in gestione al Comune dell’Aquila è comunque il saldo delle bollette non pagate fin qui da chi le ha occupate e in alcuni casi ancora le occupa, una stangata da 10 milioni di euro.

Di questo incarico dovrebbe occuparsi il Servizio elaborazione dati (Sed) del Comune, mentre si punta alla creazione di una società di gestione di questo complesso e diffuso patrimonio immobiliare.

L’amministrazione, sindaco Massimo Cialente in primis, ha sempre assicurato che una volta liberate, le C.a.s.e. verranno messe a disposizione ad affitti calmierati, 150 euro per 5 anni alle giovani coppie, per esempio.

CHE COS’E’ LA CORTE DEI CONTI DELLA UE

La Corte dei conti europea è un organo di magistratura contabile che si occupa di verificare le finanze della Ue.

Il suo ruolo è quello di migliorare la gestione finanziaria e riferire in merito all’uso dei fondi pubblici. È stata istituita nel 1975 e ha sede a Lussemburgo.

Per assicurarsi che si faccia il miglior uso possibile del denaro dei contribuenti europei, la Corte dei conti ha il diritto di sottoporre a controllo (audit) qualsiasi persona od organizzazione che gestisca i fondi comunitari.

LE REAZIONI


CIALENTE: ”SONO D’ACCORDO. VENDERLE? E’ FUORI DISCUSSIONE”

“Ho appreso questa notizia e posso solo dire che non è niente di nuovo rispetto a quello che abbiamo sempre detto”.

Sulla relazione della Corte dei conti dell’Unione Europea pubblicata oggi, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, rintracciato da AbruzzoWeb, non è affatto stupito.

Ciò che viene particolarmente contestato nel rapporto è la natura temporanea delle abitazioni realizzate e i costi eccessivi di costruzione, “cosa per cui sono d’accordo”, spiega il sindaco.

Riguardo la possibilità di affittare le C.a.s.e. quando saranno libere, il regolamento del Fondo di sviluppo Ue non disciplina tali eventualità, eliminando così l’eventualità di lucrare sugli aiuti comunitari. 

“Ma non c’è niente da lucrare, gli affitti servirebbero solo ad assicurarne la manutenzione”, assicura il primo cittadino.

“Tutti gli appartamenti che abbiamo costituiscono una cittadina più grande di Celano – evidenzia – con 30 ettari di verde che hanno bisogno di essere curati. Con i soldi che entreranno si farà solo questo”.

Per quanto riguarda la possibilità di vendere le C.a.s.e., un inedito spuntato tra le pieghe nel rapporto, il sindaco taglia corto: “questa possibilità è fuori discussione”.

IL RAPPORTO

A giudizio della Corte dei conti dell’Unione Europea (Eca), “il progetto C.a.s.e, che forniva una sistemazione alloggiativa duratura e sostenibile, non ha rispettato gli obiettivi del Fondo di solidarietà dell’Unione Europea”.

Lo si legge nel rapporto di 50 pagine diffuso oggi dall’organo di magistratura contabile comunitario, che ha spulciato modi, tempi e risultati della realizzazione dei 19 nuclei di 4.450 appartamenti per 13 mila persone, contestando alcuni aspetti.

La sintesi iniziale del rapporto spiega immediatamente la bocciatura.

“La strategia prescelta dalle autorità italiane per costruire gli appartamenti del progetto C.a.s.e. era facile da comprendere – si legge – ma il progetto non è riuscito a fornire alloggio a tutta la popolazione sfollata prima dell’inverno”.

Inoltre, “gli appartamenti C.a.s.e. si sono rivelati immotivatamente costosi e hanno alloggiato troppe poche persone; vi erano carenze nella pianificazione del progetto e nell’assicurare l’economicità dell’attuazione dello stesso”.

L’audit si è sviluppato nel periodo novembre 2011-febbraio 2012, e ha riguardato un campione di cinque procedure d’appalto e 12 contratti per la costruzione di edifici e la fornitura di arredi, calcestruzzo, pilastri e isolatori sismici.

Su questi ultimi c’è anche un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila.

I QUESITI

L’audit della Corte dei conti europea doveva rispondere a tre quesiti specifici: 1) Gli interventi previsti nell’accordo di attuazione rispettavano il regolamento istitutivo del Fondo di solidarietà dell’Unione Europea? 2) Il progetto C.a.s.e. è stato ben pianificato e progettato? 3) Il progetto C.a.s.e. è stato eseguito tenendo in debita considerazione i criteri di economicità?

“IL FONDO COPRE EMERGENZA, NON RICOSTRUZIONE”

“L’importo che finanzia gli interventi di emergenza” scrivono i giudici “non deve, di norma, coprire il costo della ricostruzione integrale” e mentre vengono accettati gli altri interventi fatti alla popolazione, l’assistenza nella prima emergenza e i Map, “lo stesso non può dirsi del progetto C.a.s.e.”.

“SONO MEGLIO DELLE CASE CHE C’ERANO”

“Invece di fornire alloggi temporanei, come previsto dal regolamento Fsue, il progetto ha comportato la costruzione di nuove strutture permanenti adatte a ospitare la gente durante gli anni necessari per la ricostruzione, il che ha creato un impatto duraturo sul paesaggio e sul patrimonio abitativo del comune de L’Aquila”, evidenzia il rapporto.

Anche perché, “con la loro elevata efficienza energetica ed il loro isolamento sismico, molto meglio equipaggiati delle case provvisorie tradizionali e di molti degli edifici preesistenti”.

“QUEGLI ALLOGGI GENERERANNO DELLE ENTRATE”

“Dopo aver completato tutti gli appartamenti del progetto C.a.s.e., il dipartimento della protezione civile li ha consegnati al comune dell’Aquila, che attualmente li gestisce. Il Comune progetta di vendere in futuro alcuni degli appartamenti costruiti col progetto C.a.s.e. sul libero mercato” e qui si cita la decisione del Comune del 29.12.2011, verbale n. 172.

“Altri verranno usati per ovviare ai bisogni di alloggi sociali e per affittarli agli studenti universitari e ad altri. Pertanto, ci si attende che gli appartamenti generino delle entrate. Diversamente da quanto avviene con i regolamenti dei Fondi strutturali, però, il regolamento Fsue non disciplina tali eventualità”.

“TROPPO IN FRETTA MA TROPPO TARDI”

“Le effettive necessità abitative sono state finalmente identificate sulla base di un censimento svolto all’inizio di agosto 2009, cioè quattro mesi dopo il sisma e più di due mesi dopo che i contratti per la costruzione degli alloggi C.a.s.e. erano stati aggiudicati”.

Tanto che questo “ha portato alla successiva costruzione di 19 edifici per appartamenti aggiuntivi” e alla fine “le richieste per un appartamento del progetto C.a.s.e. non hanno potuto essere soddisfatte per 4.294 famiglie, ossia circa 8.800 persone”.

Inoltre, “l’obiettivo di alloggiare la popolazione in appartamento prima dell’inverno non è stato completamente raggiunto – prosegue la Eca – solo 6.300 circa delle 15.000 persone previste nell’accordo di attuazione hanno potuto ricevere un alloggio prima della fine del mese di novembre”.

Altre critiche arrivano sulla gestione dei contratti e l’affidamento “espresso”, visti i tempi, degli appalti pubblici, nonché sull’uso della trattativa privata in molti lavori aggiuntivi.

MA LA COMMISSIONE RESPINGE LE CRITICHE

“La Commissione Ue considera infondate le critiche” della Corte dei conti europea sull’utilizzo del Fondo di solidarietà Ue per il progetto di abitazioni temporanee ‘C.a.s.e.’ all’Aquila.

Così la portavoce del commissario alle politiche regionali Johannes Hahn. Questo “rispetta in pieno condizioni e obiettivi” del Fondo Ue.

Secondo Bruxelles, sin da subito dopo il terremoto era chiaro che “nel caso dell’Aquila la ricostruzione poteva prendere sino a 10 anni per la completa devastazione causata dal terremoto” e il ‘progetto C.a.s.e.’ “riflette questa possibilità”.

“Infondate”, per l’esecutivo europeo, anche le critiche della Corte dei conti Ue sui costi.

“Il costo totale del progetto – la ‘difesa’ – è stato influenzato da un’enorme pressione temporale, dall’enorme numero di persone a cui provvedere e le difficili condizioni geologiche e climatiche” della regione e che la Corte “omette di valutare”.

Anche se si tratta di abitazione temporanee, osserva ancora Bruxelles, devono essere “sicure” e quindi antisismiche.

Quanto all’ipotesi che il ‘progetto C.a.s.e.’ possa generare ricavi, “questa è un po’ strana e altamente speculativa”, sottolinea ancora la portavoce di Hahn, aggiungendo che è “importante ricordare che nessuna di queste questioni ha un impatto sul bilancio Ue”.

I danni subìti dall’Abruzzo a causa del terremoto sono stati infatti di un importo ben superiore all’ammontare dei fondi Ue assegnati, perciò anche senza il ‘progetto Case’, ci sarebbero state spese sufficienti “per giustificare il pieno importo” degli aiuti Ue.

Per il finanziamento sono stati utilizzati 350 milioni dei 494 stanziati nell’ambito del Fondo di solidarietà Ue per fare fronte all’emergenza causata dal terremoto che ha colpito l’Abruzzo nell’aprile del 2009.

REPORT NATO DA UN’INCHIESTA DI DE MAGISTRIS

I dubbi espressi dalla Corte dei conti dell’Unione Europea sull’appropriato utilizzo del fondo di solidarietà Ue per il terremoto dell’Aquila, rilievi peraltro respinti dalla Commissione Ue, si basano anche sul lavoro svolto dalla commissione Controllo Bilanci dell’Unione Europea presieduta dall’ex magistrato Luigi De Magistris, europarlamentare dell’Idv, che ha lasciato l’incarico dopo essere stato eletto sindaco di Napoli.

Una delegazione della commissione è stata in visita all’Aquila il 27 ottobre 2010 per fare sopralluoghi nei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, al fine di controllare come sono stati utilizzati i fondi per la ricostruzione inviati dall’Ue, in particolare quelli per il progetto C.a.s.e., realizzato per ospitare circa 16 mila sfollati con i fondi comunitari gestiti dalla protezione civile nazionale guidata durante l’emergenza da Guido Bertolaso.

De Magistris ha incontrato, tra gli altri l’allora commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo, e l’allora vice commissario della protezione civile nazionale, l’ex prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli, poi diventato capo del Dipartimento.

Entrambi hanno assicurato il corretto utilizzo e la trasparenza nelle modalità di impiego e assegnazione.

Non c’è stato invece l’incontro con l’allora procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini (morto nell’agosto dello scorso anno), per improvvisi impegni dell’allora capo della procura aquilana.

Rossini aveva comunque inviato a Bruxelles le carte delle inchieste sulla ricostruzione che riguardano le realizzazioni fatte con i fondi comunitari assegnati nell’ambito del fondo di solidarietà.

In particolare, quelle sugli isolatori sismici installati nei circa 4.500 alloggi del progetto C.a.s.e. realizzati nelle 19 new town, finiti sotto la lente di ingrandimento della Corte dei conti Ue, assegnati agli sfollati del terremoto.

Le indagini avrebbero dimostrato che parte degli isolatori non avrebbero il collaudo e inoltre che alcune prove, fatte negli Stati Uniti sulla base di simulazioni di terremoti, avrebbero portato alla loro rottura.

Sono attese le richieste di rinvio a giudizio dopo la chiusura delle indagini.

Il 13 ottobre 2009 l’euro deputato De Magistris aveva presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere che fossero messi in atto tutti gli strumenti di controllo in merito ai fondi stanziati dall’Ue per la ricostruzione in Abruzzo alla luce delle “indiscrezioni riportate dalla stampa circa la penetrazione mafiosa nella ricostruzione”, e anche delle indagini sulle “cricche” intente ad accaparrarsi appalti milionari che imponevano una “verifica sull’onestà delle imprese che ricevono fondi europei”.