TERAMO – Il profilo di Felice Barnabei e’ stato pubblicato oggi sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/il-centoc inquantenario-dellunita-ditalia/al-servizio-dei-cittadini.aspx) nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unita’ d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato.

Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettivita’ in tutti i rami della pubblica amministrazione: a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali.

Felice Barnabei nasce a Castelli (Teramo) il 13 gennaio 1842. La sua prima giovinezza e’ segnata dalla crisi economica che colpisce il padre Tito, produttore di maioliche artistiche nel piccolo centro abruzzese, un tempo rinomato ma in quegli anni in forte declino. Compiuto il primo biennio di studi secondari a Montorio al Vomano (1852-54), prosegue gli studi secondari a Teramo (1854-1860) presso il Collegio dei Barnabiti, sostenuto economicamente da un sussidio quadriennale di 36 ducati annui elargito dal governo borbonico.

Il primissimo contatto con la Pubblica Amministrazione avviene nel 1860 attraverso la frequentazione dell’intendente di Teramo Pasquale Virgilii, un giornalista di origine chietina che, conquistato dai suoi modi gentili e dalle precise conoscenze in materia di arte ceramica, lo vuole nel suo gabinetto come segretario nel disbrigo degli affari dell’ufficio. A Teramo inizia a frequentare una sorta di circolo culturale che si riunisce nella farmacia di un notabile del luogo, Raffaele Quartapalle. Qui viene presentato al parlamentare abruzzese Leonardo Dorotea, incaricato dal governo di individuare due giovani della provincia di Teramo meritevoli di recarsi a Firenze per visitare l’Esposizione nazionale artistico-industriale del 1861.

Ottenuto il premio, resta per diversi mesi nel capoluogo toscano dove segue i corsi dell’Accademia di Belle arti e dell’Istituto di studi superiori. Vince il concorso per entrare alla Scuola normale superiore di Pisa e, all’indomani di un soggiorno londinese nel quale incontra Giuseppe Mazzini, inizia nel settembre 1862 a frequentarne il corso di Lettere.

Dal 1865 insegna Lettere greche e latine a Napoli come professore di terza classe, stringendo con Giuseppe Fiorelli un sodalizio umano che si rivela determinante per la sua ascesa professionale. Proprio grazie a lui viene assunto nel 1875 presso Direzione generale dei musei e degli scavi, appena istituita dal ministro Ruggiero Bonghi. Con il trasferimento a Roma la sua esperienza scientifica in campo archeologico si consolida e nel 1880 viene coronata dall’incarico di redigere le “Notizie sulle scoperte di antichita’”, pubblicate dall’Accademia dei Lincei. La sua carriera amministrativa progredisce inoltre attraverso le nomine a ispettore nei musei (22 agosto 1880), direttore di terza classe dei musei scavi e gallerie (15 giugno 1882) e ispettore centrale addetto alla direzione generale per le antichita’ (giugno 1885). Prima all’ombra di Fiorelli e poi in prima persona, contribuisce in maniera decisiva alla rifondazione teorica e pratica dei principi della tutela pubblica delle antichita’ e delle opere d’arte nonche’ alla progettazione e attuazione di servizi efficienti in tal senso.

In particolare, si rende interprete di una concezione nuova (e da molti avversata) che individua il valore degli oggetti del passato nella loro intrinseca natura di documenti storici e non solo per il loro pregio artistico: da qui una diversa configurazione di musei e gallerie, non piu’ allestiti secondo criteri puramente formali e di pertinenza estetica ma conformati anche come veri e propri archivi del passato. Nel febbraio 1889 viene incaricato di curare l’ordinamento del Museo nazionale romano. Direttore generale per le Antichita’ e Belle arti dal 1895 al 1900, quando chiede di essere collocato a riposo per motivi di salute. Meno esposto, ma per nulla intenzionato ad abdicare alle convinzioni che ne avevano informato l’attivita’ di pubblico amministratore, accede quell’anno alla Camera dei deputati (nell’ambito della quota ristretta nella quale potevano essere eletti gli impiegati dello Stato) prima nel collegio di Teramo, poi in quello di Atri. Dalla nuova posizione partecipa al dibattito sulla prima legge per la conservazione dei monumenti e degli oggetti di antichita’ e di arte (Legge 12 giugno 1902 n. 185). Si tratta di un testo ancora fortemente imperfetto che riconosce allo Stato, a presidio delle ragioni della tutela, un diritto di prelazione nell’acquisto dei beni. Consolidato in quegli anni il suo prestigio personale, riesce a ottenere nel 1907 la nomina al Consiglio di Stato (che lascera’ dieci anni dopo con il grado di presidente onorario di sezione).

Nel 1917 viene nominato presidente del Consiglio superiore delle Antichita’ e Belle Arti. Contribuisce alla fondazione del periodico “Notizie degli scavi di antichita’”, la cui pubblicazione viene affidata all’Accademia dei Lincei. Muore a Roma il 29 ottobre 1922.
  
La sintesi della sua biografia e’ tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorita’ in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si e’ avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni. Il volume sara’ presentato nell’ambito del prossimo ForumPA previsto per la prima meta’ di maggio di quest’anno e verra’ distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprira’ presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchira’ nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione.