L’AQUILA – Gli 80mila euro rinvenuti nell’auto possono restare nella disponibilità del proprietario ovvero il barista di 56 anni accusato di aver spiato gli inquilini che vivevano nei suoi appartamenti all’Aquila e indagato per interferenze illecite nella vita privata.

Infatti la  Cassazione, come riporta il  Centro, ha rigettato il ricorso presentato dal procuratore della Repubblica, da parte sua oppostosi al dissequestro del denaro requisito dagli agenti della questura dell’Aquila, insieme a iPad, McBook, telefoni cellulari, computer, telecamere, microcamere, webcam e chiavette usb. Strumentazioni e soldi finiti tutti sul tavolo della Procura lo scorso anno, dopo la denuncia presentata da una ragazza, accortasi solo per caso che il suo bagno era costantemente monitorato da una microcamera. Quindi la perquisizione e lascoperta che l’abitazione per cui pagava regolarmente affitto e consumi era in realtà la scenografia di un reality a uso e consumo del proprietario dell’immobile. Poi le indagini si sono spostate su altre case dello stesso indagato.

Intanto quei soldi, inizialmente sospettati di essere provento della vendita e diffusione di quei video, possono rimanere nella disponibilità dell’indagato. Secondo la Corte«il denaro, anche qualora costituisca corpo del reato, può essere oggetto di sequestro a condizione che le banconote abbiano una specifica connotazione identificativa in relazione al fatto da provare, essendo altrimenti sufficiente la documentazione del possesso di una determinata somma. Infatti, il denaro, è privo di connotazioni identificative e dimostrative, salvo che proprio quelle banconote, ad esempio perché contrassegnate o sospettate di falsità, occorrano al processo come elemento probatorio».