L’AQUILA – E adesso i sindaci del “cratere” del terremoto, imbarazzati per la denuncia di ingerenze politiche da parte dei dipendenti degli uffici a cui arrivano le pratiche di ricostruzione dei loro enti, se la prendono con i giornali, in particolare con AbruzzoWeb, testata secondo loro “colpevole” di aver tirato fuori le situazioni che non vanno, insomma di aver fatto il proprio lavoro.
Un triste “classico”, quello andato in scena nella riunione dello scorso 25 novembre del tavolo di coordinamento, che ha visto riuniti sette primi cittadini rappresentanti delle aree omogenee di amministrazioni tra cui anche Emilio Nusca, al tempo stesso rappresentante d’area e coordinatore dei sindaci, sebbene non sia più sindaco né assessore, ma solo consigliere con una delega specifica nel piccolo comune montano, oltre che tecnico impegnato nella ricostruzione.
Era lui uno dei protagonisti della lettera che ha tirato fuori dalle ombre per la prima volta “gravi e continue ingerenze politiche in spregio alla distinzione tra politica e amministrazione” nell’attività della ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009 nei comuni del “cratere”, insieme a “disorganizzazione, forzatura dei procedimenti amministrativi, mancato rispetto dell’ordine di protocollo nell’istruttoria delle pratiche e nell’attività di liquidazione”.
Situazioni a rischio di illegalità segnalate, in particolare, nella cosiddetta “area omogenea della Neve” che comprende i Comuni di Lucoli, Ovindoli, Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo, quella dove lavorano i 5 insorti.
Nel corso della riunione, in riferimento alla lettera dei dipendenti Nusca ha dichiarato che si tratta di “falsità, di accuse gravi e fatti non veri e che farà valere personalmente i propri diritti nelle sedi opportune”, come si legge nel verbale dell’assemblea.
Quanto alla sua situazione personale di incompatibilità sulla base della cosiddetta “legge Barca”, Nusca ha assicurato che “al protocollo dell’Utr9 non esistono progetti depositati a firma propria che insistono nel territorio del comune 2 di Rocca di Mezzo e che non è a conoscenza delle vicende locali perché pochissime volte è entrato all’Utr9”.
Eppure i dipendenti hanno raccontato di “numerosi casi di possibili incompatibilità in pratiche presentate all’Utr9” e di “riunioni convocate e presiedute dall’ing. Nusca” tenute “a scadenza periodica e comunque in occasione di ogni evento che ha creato particolare tensione” e svolte “nei locali dell’Utr9”.
Nusca ha anche affermato “che nessuno dei sindaci dell’area 9 ha intrapreso iniziative né comunicato con i giornali”, evidentemente distratto visto che all’indomani della lettera questa testata ha intervistato i suoi ex colleghi Gennarino Di Stefano (Rocca di Cambio) e Pino Angelosante (Ovindoli) così come altri organi di informazione hanno parlato con lui e altri.
Sempre Nusca si scaglia anche contro i denuncianti, facendo notare “che i lavoratori degli Utr nella stragrande maggioranza non hanno esperienza nella pubblica amministrazione e lavorano spesso con proprie convinzioni, occorre far capire loro come funziona la Pa”.
Una lezione in arrivo, insomma, per i tecnici istruttori Enrico Bianchi, Gianfranco Stallone, Agostino Padovani, Vanni Ranieri e Alessandro Da Ros, autori della missiva e tra i 72 vincitori di “concorsone” sulla pubblica amministrazione partendo da 17 mila candidati.
Ancora più feroce il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, per il quale “la questione di Rocca di Mezzo è solo locale” e che “personalmente avrebbe denunciato per diffamazione i firmatari della nota pubblicata ormai sul web”.
Poi l’aggiunta, questo amministratore “sottolinea come i giornalisti abbiano aggiunto delle ulteriori diffamazioni e si chiede se anche verso di loro sarebbe opportuno sporgere denuncia di diffamazione a mezzo stampa”.
Posizione ribadita dal vice coordinatore di Nusca, Sandro Ciacchi, che “propone una lettera del Tavolo al Sindaco competente (Rocca di Mezzo) per verificare se ci sono le condizioni di una sanzione disciplinare ai firmatari, per diffamazione”.
Ciacchi “invita a riflettere su chi possa aver inviato la nota alla stampa, quindi verificare eventuali denunce per diffamazione a mezzo stampa”, caccia allo spione insomma.
Più prudente Tonino Di Carlantonio, sindaco di Campotosto, che sottolinea “il rischio di cattivo ritorno se ci sono attacchi alla stampa” anche se “si dichiara disponibile a eventuali denunce per diffamazione qualora se ne ravvedono le condizioni”.
A invitare tutti alla calma è il coordinatore dell’ufficio speciale per la ricostruzione del “cratere”, Paolo Esposito, che ha esperienza nella comunicazione visti gli incarichi precedenti in organi di stampa e “ricorda l’inconvenienza di attaccare eventualmente la stampa perché in effetti riceve notizie dall’esterno ed è stimolata a scrivere”.
Alla fine il Tavolo di Coordinamento, all’unanimità dei presenti, approva la proposta di un percorso informativo e di azioni in cinque punti seguenti: lettera al sindaco di Rocca di Mezzo per verificare se esistono condizioni per provvedimenti disciplinari e sanzionatori ai firmatari della nota ritenuta diffamante nei confronti dell’intera struttura della governance del “cratere”; richiesta di incontro al prefetto dell’Aquila, che ha avviato sue indagini affidate alle forze dell’ordine paventando anche l’invio delle carte in procura; incontri negli Utr/aree omogenee alla presenza dei relativi sindaci per verificare eventuali punti critici di funzionamento; valutazione e approfondimento delle condizioni reali per una eventuale denuncia ad AbruzzoWeb, “autore di valutazioni diffamanti dei fatti”, ci risiamo con la colpa affidata alla stampa.
Infine, organizzazione di una conferenza stampa del tavolo, a breve termine, di informazione sulle attività in corso. (alb.or. – b.s.)
LA LETTERA DI DENUNCIA DEI 5 DIPENDENTI (Pdf, 900 Kb)
IL VERBALE DEL TAVOLO DI COORDINAMENTO (Pdf, 600 Kb)



