L’AQUILA – In Abruzzo i controlli sui luoghi di lavoro sono stati 2.432 nel 2020, di cui 691 in materia di sicurezza e salute, e oltre il 70% hanno riscontrato irregolarità, tra cui 815  violazioni  in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori.  In totale, in Italia, sono stati 61.942 in un anno e hanno interessato 103.857 aziende.

Basta leggere i numeri del rapporto dall’Ispettorato nazionale del lavoro per avere contezza che l’attività di controllo in Italia  e del tutto insufficiente, rispetto al numero delle aziende operanti a causa del numero del tutto inadeguato di ispettori sul campo che fanno capo al ministero del Lavoro, all’Inps e all’Inail. Tutti, in ogni caso, accomunati da un dettaglio: sono drammaticamente a corto di personale.

Limitatamente ai primi due enti, ad esempio, dal 2010 al 2020 hanno lasciato sul campo 1500 ispettori, passando da 5500 a 4000. Un calo del 30% che rende sempre più difficoltoso operare i controlli che potrebbero contribuire a ridurre il numero dei morti sul lavoro.

Un vulnus che è tornato alla ribalta negli ultimi giorni, a seguito di dieci morti sui luoghi di lavoro in poche ore,  tanto che il premier Mario Draghi ha annunciato pene più severe per i trasgressori, mentre ministro del Lavoro Andrea Orlando, ha promesso il potenziamento delle strutture di controllo, escludendo l’istituzione di un organismo unico sottolineando la necessità di un potenziamento delle competenze e dell’organico dell’Ispettorato del Lavoro e di una verifica più capillare del funzionamento degli uffici delle Asl.

Il governo, nei mesi scorsi, va detto ha bloccato un concorso per oltre duemila nuove risorse all’Ispettorato del Lavoro, 800 saranno in servizio entro il 2021, e nominando il magistrato Bruno Giordano, che per anni si è occupato di caporalato, a capo dell’organismo.

Resta però a pesare come un macigno, il numero inaccettabile di morti sul lavoro, molte delle quali potevano forse essere evitate: 772 in Italia e 6 in Abruzzo nel 2021.

Una strage che continua, quella che emerge dai nuovi dati Inail, nonostante il calo del 6,2% rispetto al 2020 che peraltro risulta poco significativo perché segnato dal lockdown.

Non solo: le denunce di infortuni sul lavoro nei primi otto mesi del 2021 sono aumentate dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Tornando al rapporto degli ispettori del lavoro: i controlli saranno stati pure scarsi nel 2020 ma come già evidenziato da questa testata, l’Abruzzo primeggia  in Italia per tasso di irregolarità  nel settore “Attività servizi alloggio e ristorazione” con 85,5% rispetto alle ispezioni effettuate, davanti a Sardegna e Molise all’80%,  e con una illegalità diffusa, va sottolineato, superiore rispetto ad esempio all’Emilia Romagna, che è al 71,5%,  al Lazio, 75,1%, alla Toscana 72,3%, regioni dove il settore dell’accoglienza turistica è forte e prospera e macina numeri ben superiori a quelli abruzzesi.

A seguito di 61.942 controlli  su 103.857 aziende,  sulla sussistenza di lavoro nero e grigio, pagamenti fuori busta, contratti irregolari, non rispetto dell’orario di lavoro e delle tutele sindacali e così via,  l’Abruzzo risulta essere quarto in Italia per l’adozione di verbali di contestazione di illeciti: con una percentuale monstre del 70,5% dei controlli, contro una media nazionale del 66%. ovvero 7 controlli su 10 scovano un illecito.