L’AQUILA – Dodici pullmann partiti dall’Abruzzo di cui sei solo da Pescara.

Sono numerosi gli “indignados” abruzzesi che si sono recati oggi a Roma per partecipare alla manifestazione europea contro la crisi economica, sfociata in una serie di atti vandalici e scontri di piazza per la presenza di alcuni black block.

Tra i pescaresi non sembra esserci nessun coinvolto negli scontri, un ragazzo è stato colpito al piede da un fumogeno ma senza riportare conseguenze.

Gli abruzzesi hanno risposto tutti all’appello e sono in ritorno verso Pescara. Solo un ragazzo deve essere recuperato ma è già stato contattato telefonicamente. Alcuni sono rimasti a Roma per partecipare domani al forum per l’acqua.

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OLTRE 50 GLI AQUILANI

Più di 50 giovani aquilani in pullman e altri con mezzi propri sono partiti questa mattina per partecipare alla manifestazione di Roma degli “Indignados”.

Partito intorno alle 14 da piazza della Repubblica con destinazione San Giovanni, il corteo si sta volgendo in un clima di agitazione.

“La situazione è tutt’altro che pacifica – spiegano alcuni ragazzi raggiunti telefonicamente da AbruzzoWeb – in questo momento siamo vicino ad alcuni teppisti che stanno rovinando la manifestazione, che doveva essere pacifica, e non ci sentiamo per niente al sicuro”.

I teppisti, che a parere degli aquilani presenti sarebbero “infiltrati che non c’entrano niente con i manifestanti” avrebbero rotto dei cassonetti, danneggiato una pompa della benzina e starebbero lanciando dei lacrimogeni aumentando il clima di tensione.

Alcune automobili sarebbero state danneggiate mentre ad altre sarebbe addirittura stato dato fuoco e l’aria, secondo quanto afferma una ragazza, è complessivamente irrespirabile per via dei lacrimogeni sparati dalla polizia sui manifestanti.

SEI PULLMAN DA PESCARA

I manifestanti sono partiti da piazza della Repubblica alle 14, alcuni ragazzi pescaresi raggiunti telefonicamente hanno poi raccontato che il corteo si è smembrato.

“Le persone per bene stanno al Circo Massimo – afferma Anna Maria Avella – il resto sono delinquenti”.

Altri ragazzi raccontano di non sapere effettivamente cosa è successo.

“Noi abbiamo seguito lo spezzone del Valle – racconta Maria Adele – e non abbiamo visto praticamente nulla, tant’è che per sapere cosa stesse succedendo telefonavo continuamente a casa”.

Al momento molti dei partecipanti stanno raggiungendo gli autobus per ripartire verso Pescara e gli organizzatori si stanno accertando che tutte le persone presenti negli elenchi rispondano all’appello.

Alessandra Lillo, partita da Pescara, racconta che fino alle tre del pomeriggio è stato tutto tranquillo.

“Mia madre mi telefonava dicendomi che stavano mettendo fuoco ai cassonetti ma noi in corteo non ci siamo accorti di niente, se non qualche sentore di disordine, ma niente di grave”.

Quando il corteo ha raggiunto il Colosseo hanno iniziato a vedere i cassonetti bruciati e le vetrine dei negozi rotti.

Hanno visto anche il fuoco e sentivano i botti delle bombe carta. La tensione è iniziata a salire anche all’interno del corteo.

“A un certo punto – continua la ragazza – ci siamo ammassati tutti contro il muro perché da dietro doveva passare qualcuno. Noi pensavamo fosse la polizia invece era un gruppo di ragazzi con i caschi neri e i manganelli”.

Il corteo ha iniziato a fare cordone per non far passare gli infiltrati, “ma non ce l’abbiamo fatta – racconta la Lillo – perché c’era troppo fumo ed eravamo anche impauriti”.

“Eravamo preoccupati soprattutto per i liceali e li tenevamo costantemente sotto controllo”, conclude Alessandra.

IL RACCONTO DI UN GIOVANE

Il corteo si è smembrato, alcuni sono andati al Circo Massimo, altri in piazza vittoria.

I partecipanti raccontano che volevano continuare il corteo, volevano partecipare al dibattito, ma le forze dell’ordine dopo quello che è successo non hanno permesso di fare alcun comizio.

Matteo Iezzi racconta che, intorno alle 15, “in via Cavour era tutto tranquillo: c’erano giovani, anziani, mamme con bambini. Da lontano, però, si vedeva già il fumo e si è iniziato a sentire puzza di bruciato”.

“A un certo punto – prosegue – è passato un gruppo di black block i manifestanti hanno iniziato a urlargli contro”.

Arrivati al Colosseo sembrava che il corteo fosse tornato nella normalità, invece, appena entrati in via Labicana, il carro dei global project si è dovuto bloccare perché girava voce che davanti avessero messo fuoco ad alcuni cassonetti dell’immondizia.

Molti si sono bloccati, all’improvviso sono arrivate quattro volanti della polizia che hanno fermato il corteo e l’hanno fatto dividere in due tronconi.

Impaurita dal passaggio delle “pantere” che si dirigevano verso gli incappuciati, la gente ha cominciato a correre all’indietro e si è scatenato il panico.

Molte persone sono si sono rifugiate nelle stradine vicine. Iezzi si è rifugiato in un parco e da lì ha visto “che la situazione su via Labicana andava precipitando, perché la polizia aveva iniziato a buttare anche lacrimogeni all’altezza dell’incendio della sede del ministero della Difesa”.