PESCARA – Tre giorni all’insegna del rock indipendente, che partendo dalle scene underground americane e inglesi, sin dagli anni 80, è riuscito a confermare una propria autenticità, pur non avendo delle caratteristiche stilistiche specifiche e soprattutto delle major consolidate sulle spalle.
Si è conclusa domenica scorsa la settima edizione dell’Indie Rocket Festival al parco ex caserma di Cocco a Pescara. Diecimila spettatori hanno riempito il Parco nel corso delle serate del 25, 26 e 27 giugno scorsi; dagli stessi residenti della zona giunti a curiosare sin dalle prime ore del pomeriggio, alle famiglie con bambini, fino ai giovanissimi.
La dimensione internazionale del Festival è stata ribadita dalle band provenienti da Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Cile; in tutto 14 gruppi che hanno animato il festival dalle 17 alle 2 di notte. Tra questi John&Jehn e il loro synth pop miscelato a sonorità post punk, atmosfere dandy e melodie lievi, i The Chap, scanzonati e ironici con fantasia e tecnica, l’eleganza sperimentale dei Dakota Days, la rara e strana magia sonora di ronzii degli Architeq, i latineggianti seppur elettronici Panico, fino al suono apocalittico dei Blackstrobe che ha trasformato il parco in dancefloor.
“L’IndieRocket Festival, a lungo tenuto sotto osservazione dagli addetti del settore e da una città che pur con i suoi tempi recepisce le novità – commenta soddisfatto Paolo Visci, direttore artistico del Festival – ha dimostrato gusto musicale e capacità organizzativa. Non deve giustificarsi con niente e nessuno, solo andare avanti forte del risultato di quest’anno, che ne conferma la crescita registrata già l’anno scorso. Il mio ringraziamento va a tutti coloro che hanno creduto nel Festival, dagli sponsor istituzionali, a partire dall’assessorato al Turismo e grandi eventi del Comune di Pescara fino ai privati”.
f.t.






