L’AQUILA – Il Senato salva dalle incompatibilità il sindaco di Avezzano (L’Aquila), Gianni Di Pangrazio, e il suo collega di Celano (L’Aquila), Filippo Piccone, che sull’argomento, nelle ultime settimane, se le erano date di santa ragione.

Il primo, a capo di un’amministrazione di centrosinistra, e il secondo, deputato e coordinatore regionale del Popolo della libertà, avevano dato vita a una “singolare tenzone” combattuta a colpi di comunicati stampa e richieste di intervento del prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci.

A Di Pangrazio il parlamentare azzurro rimproverava il doppio ruolo di sindaco e di dirigente della Provincia dell’Aquila, vietato dalla norma anti-corruzione del decreto legislativo 39 del 2013, di contro, il primo cittadino avezzanese, contestava a Piccone l’incompatibilità tra titolare della fascia tricolore di un comune con più di 5 mila abitanti e di deputato, prevista in una norma del 2011.

Alla fine sono arrivati due provvedimenti, inseriti nella legge di conversione del “decreto del Fare” e approvati da un fronte bipartisan nell’aula di palazzo Madama, a ristabilire la pace.

I due, infatti, non dovranno più optare tra gli incarichi: gli amministratori nelle condizioni di Piccone potranno rimanere in sella fino al termine del mandato, per cui l’incompatibilità scatterà dalla prossima legislatura, mentre per i dirigenti come Di Pangrazio “gli incarichi conferiti e i contratti stipulati prima della data di entrata in vigore del decreto 39 non hanno effetto come causa di incompatibilità fino alla scadenza già stabilita per i medesimi incarichi e contratti”.

Qualche giorno fa, in risposta all’offensiva di Piccone, che aveva chiesto formalmente ad Alecci di prendere una posizione con una lettera al vetriolo nei confronti dell’avversario politico, Di Pangrazio si era messo in aspettativa dalla Provincia, rinunciando a un mega stipendio da 140 mila euro lordi, solo in parte compensati dall’indennità da sindaco che fino ad allora non aveva percepito.

“Non c’è nessuna contraddizione, né una questione personale con il sindaco di Avezzano. Ho criticato la condizione di Di Pangrazio perché l’incompatibilità era prevista dalla legge, ora l’ostacolo, anche con l’appoggio del Pdl, è stato rimosso, quindi con l’interpretazione della norma il quadro è chiaro e, direi, più giusto, visto che la legge precedente forse era troppo restrittiva e perciò poco democratica. E soprattutto non era rispettosa della volontà degli elettori”, questa la posizione di Piccone, cui l’incompatibilità era stata sancita dalla Giunta per le elezioni della Camera.

A seguito della decisione dell’organismo parlamentare, il leader abruzzese pidiellino aveva comunicato l’addio alla poltrona celanese: “nei termini e nei modi previsti mi adeguerò nel più completo rispetto e scrupolo, mettendo al primo posto, come ho sempre fatto, il bene della mia città”, cosa che sarebbe avvenuta entro l’estate se nel frattempo non fosse arrivato l’emendamento salvifico.

Per Piccone e Di Pangrazio, però, c’è un ultimo ostacolo da superare, ma che non sembra insormontabile: il “decreto del Fare” deve andare in terza lettura a Montecitorio, nel caso in cui non ci siano ulteriori modifiche, i due potranno tirare un sospiro di sollievo.

Allo stesso modo sono salvi altri esponenti politici di primo piano abruzzesi, tra cui il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, quello del capoluogo, Massimo Cialente, che a febbraio è tornato a ricoprire il ruolo di dirigente part-time della Asl aquilana e del suo assessore Alfredo Moroni, dirigente della Regione. Per Cialente, comunque, c’era stato un parere del segretario generale dell’ente, Carlo Pirozzolo, che aveva escluso l’incompatibilità, mentre Moroni si è dovuto mettere in aspettativa. Pierluigi Biondi