PESCARA . “Abbiamo contestato per anni il fatto che l’Abruzzo fosse in contrasto con le direttive europee per quanto riguarda le procedure relative alla Valutazione di incidenza ambientale (Vinca). È gravissimo che quella che dovrebbe essere la regione verde d’Europa, si ritrovi nell’elenco delle regioni ‘canaglia’”.
Lo afferma Maurizio Acerbo (Rc), a proposito dell’inchiesta aperta dall’Ue, parlando di una “figuraccia” e sottolineando che in Abruzzo “classe politica e imprenditoriale sono da terzo mondo”.
Rilanciando l’allarme e il disappunto espresso dal Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, che l’altro giorno ha fatto sapere dell’inchiesta della Commissione Europea, Acerbo sottolinea che “errare è umano, perseverare è diabolico. C’è stata una gestione perversa bipartisan, dalla Giunta regionale Pace a quella Chiodi – afferma – Non è mai cambiato nulla. Fu approvata la mia legge, contenente tutti gli elementi che ora ci chiede l’Ue, che andava a sanare una situazione assurda in materia di Via e di Vinca e di una normativa non in linea con le regole dell’Europa, ma è stata subito annullata dopo un’offensiva del direttore Antonio Sorgi e di Confindustria, secondo cui quella norma metteva l’Abruzzo nelle mani degli ambientalisti”.
“Le lobby degli inquinatori e dei cementificatori, insieme all’ignoranza politica – aggiunge – hanno fatto si che l’Abruzzo sia una regione canaglia, mentre dovrebbe avere un ruolo guida su queste materie. Siamo in questa situazione perché abbiamo non solo una classe politica ma anche una classe imprenditoriale da terzo mondo, mentre gli unici al passo coi tempi e con l’Europa – conclude Acerbo – sono gli ambientalisti”.
FEBBO: “NORMA ERA STATA VOTATA DA CENTRODESTRA”
“È mio dovere precisare che la norma impropriamente chiamata ‘Acerbo’ sulle procedure Via era stata votata nel 2012 quando a governare la Regione Abruzzo c’era il centrodestra e senza i voti dell’allora maggioranza le nuove norme sulla Valutazione di Impatto Ambientale non sarebbero mai state approvate”.
Lo afferma il Presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo, che aggiunge: “Non risulta ci sia stato nessun ‘congelamento’ ma quel testo è tutt’ora applicato ed efficace ad eccezione del solo comma 2 che tratta di questioni di natura organizzativa e in particolare si riferisce alla impostazione di una newsletter digitale. È bene precisare inoltre che noi avevamo prorogato gli effetti della norma fino al 30 giugno 2014 e lo stesso ha fatto l’attuale maggioranza. Norme efficaci ed efficienti sulla cui bontà siamo fermamente convinti e per questo vigileremo su qualsiasi tentativo di modificarle. Questo a dimostrazione, qualora ve ne fosse ancora bisogno, di come si è comportato il governo Chiodi, e il centrodestra, nei 66 mesi di amministrazione: blocco dell’impianto Eni di Ortona, nessuna autorizzazione rilasciata per estrazioni di idrocarburi né in mare né a terra”.
“Sopratutto massima trasparenza nelle procedure e ampia partecipazione – conclude Febbo – cosa che non mi sembra stia avvenendo ora, basta vedere la vicenda dell’impianto stoccaggio Gpl al porto di Ortona, il cementificio di Bussi, le mancate partecipazioni AIA e VIA nazionale su Ombrina Mare ed Elsa 2, mancata definizione (bocciatura) al 31 marzo 2015 di quelle richieste che ai sensi dell’art. 38 dello Sblocca Italia (o meglio SbloccaTrivelle) sono passate di competenza dello Stato e di cui ottengono risposta”.
L’INCHIESTA DELL’UNIONE EUROPEA
La Commissione Europea apre un’inchiesta e bacchetta duramente l’Italia e l’Abruzzo sulle norme relative alle procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale (Vinca) chiedendo l’immediata introduzione di ben nuove 21 azioni in assenza delle quali sarà costretta ad aprire l’ennesima procedura d’infrazione.
In questo caso la Commissione Europea è intervenuta lo scorso anno aprendo una procedura di pre-infrazione (EU-Pilot) dopo molteplici esposti riguardanti la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale che bisogna svolgere per piani e progetti che possono incidere sulla naturalità dei preziosi Siti di Interesse Comunitari e sulle Zone di Protezione Speciale. Queste aree (53 SIC e 5 Zone di Protezione Speciali) in Abruzzo coprono circa il 35% della superficie regionale; si parla della conservazione dell’Orso bruno, della Lontra, dell’Aquila reale e di decine di habitat rarissimi, cioè del patrimonio naturalistico che tutta l’Europa ci invidia.
Nella lettera di fine marzo 2015, mostra il Forum abruzzese dell’Acqua, si può leggere che i servizi della Commissione hanno ritenuto che in Italia (e in Abruzzo) “vi sia un problema di natura sistematica nell’applicazione delle disposizioni di cui all’Art.6 commi 2, 3 e 4 della Direttiva Habitat” (quelli che impongono la Valutazione di Incidenza Ambientale).
La Commissione Europea suggerisce come detto ben 21 azioni da attuare velocemente. Tra queste: la pubblicazione sul sito web della comunicazione dell’avvio della Valutazione di Incidenza nonché dello studio di incidenza per assicurare la partecipazione del pubblico (“la Vinca oggi in Abruzzo è sostanzialmente l’unico procedimento amministrativo “fantasma”” dice il Forum); redazione degli studi e valutazione dello stesso da parte di personale particolarmente qualificato; monitoraggio dell’attuazione delle prescrizioni ecc.




