PESCARA – Dopo la richiesta di rinvio a giudizio di undici persone, nell’ambito di un’inchiesta su presunti storni selvaggi e annullamenti di fatture da parte dell’Aca (partita anche grazie alle denunce di Codici), stamani l’associazione è tornata a chiedere a gran voce le dimissioni del presidente dell’azienda acquedottistica, Ezio Di Cristoforo, 56enne nato a Pescina (L’Aquila) e residente a Bolognano (Pescara) e dei vertici dell’azienda.

“È grave – ha spiegato il segretario regionale Giovanni D’Andrea – che sia ancora in carica dopo la riconferma del 3 agosto e tutto questo nonostante i sindaci sapessero dell’esistenza dell’inchiesta. Tutto questo è inammissibile e perciò chiediamo, oltre alle dimissioni, anche la presa di coscienza da parte dei cittadini ma anche dei sindaci soci dell’azienda, perché siamo di fronte al paradosso che il presidente di una azienda acquedottistica, potrebbe essere colpevole di furto d’acqua”.

“Aca e Ato – ha detto il segretario provinciale di Codici, Domenico Pettinari – avrebbero dovuto rispettare il piano d’ambito con il rifacimento delle reti idriche colabrodo. Questo non è avvenuto e oggi tocchiamo con mano lo spreco d’acqua, e la ormai cronica mancanza della stessa nel periodo estivo quando si registra la presenza di numerosi turisti, non solo nei paesi dell’hinterland, ma anche in pieno centro a Pescara, con disagi grandissimi per i cittadini che sono rimasti senz’acqua per diverse ore nella giornata”.

Sono stati 35 su 64 i sindaci che hanno votato lo scorso 3 agosto il rinnovo dei vertici Aca.

Hanno votato contro Pescara, Chieti, Spoltore, San Giovanni Teatino (Chieti), e Montesilvano (Pescara).

Altri sindaci si sono invece astenuti.

Oltre a Ezio Di Cristoforo, nell’inchiesta c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio anche di Giancarlo Gennari, Bartolomeo Di Giovanni, Giancarlo Ceci, Riccardo Padovano, Alberto Di Marco, Emilio Ferrone, Zopito Livello, Gianfranco D’Orazio, Carlo Fidanza e Vittorio Giustino Sulpizio.