PESCARA – Si ritroveranno oggi pomeriggio, intorno alla stessa tavola rotonda, il sindaco di Pescara, Carlo Masci, di Forza Italia, e l’ex presidente di Regione, ex sindaco della città adriatica, ora deputato del Pd Luciano D’Alfonso, e c’è chi già prevede scintille. Non tanto sul tema del dibattito organizzato dall’Università D’Annunzio, sul progetto di fusione della Grande Pescara, quanto piuttosto intorno alla vicenda giudiziaria che ha portato all’arresto, con le gravi accuse di appalti d truccati, in cambio di cene, regalie e cocaina, a favore dell’imprenditore Vincenzo De Leonibus da parte dell’oramai ex dirigente dei lavori pubblici Fabrizio Trisi, considerato, almeno fino a qualche giorno fa, uomo di fiducia del sindaco Masci, chiamato come esterno a gestire il delicatissimo comparto.
Tra Masci e D’Alfonso già sono volati stracci, in una situazione in cui c’è il centrodestra sulla difensiva e il centrosinistra che attacca a piè sospinto, chiedendo le dimissioni del sindaco, non coinvolto nell’inchiesta, ma “reo” di non aver saputo vigilare sull’operato di un ufficio dove si gestivano decine e decine di milioni di appalti di lavori pubblici e dove si sarebbero verificati gravi atti di corruzione e addirittura reiterati consumi di cocaina in orario di lavoro. C’è chi assicura poi che D’Alfonso già lavora alla sua candidatura a sindaco di Pescara, o ancor meglio della Nuova Pescara, se avverrà la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore.
E D’Alfonso accende subito le micce, con la seguente dichiarazione della vigilia: “L’autorità giudiziaria, scrivendo la propria autorizzazione agli arresti domiciliari, ha suggellato che le prove si sono ormai formate e cristallizzate. Le prove descrivono un sistema risalente e riguardante un settore nevralgico della Macchina comunale, presidiata da ben tre figure politiche a più riprese intervenienti con atti di pubblicità personale e collettiva”.
Ciò detto, aggiunge D’Alfonso, “in uno dei passaggi dei materiali giudiziari cristallizzati si riporta che Antonio Blasioli e Marco Alessandrini (rispettivamente consigliere regionale Pd, e ex sindaco dem di Pescara, ndr) rischino o meritano di fare ‘PuM e PaM’ poiché disturbatori delle Manovre di Palazzo. Il sindaco e i propri suggeritori hanno ritenuto di solidarizzare, di riconoscere nobiltà nella condotta di Trisi, di ricoprirlo di fiducia, senza mai sentire il bisogno di prendere le distanze dalla violenza di più espressioni oltremodo pericolose per il clima che può ingenerarsi. In aggiunta il servitore dello Stato delle Autonomie Locali che ha sostituito il fiduciario Trisi a Pianella ha bisogno di non sentirsi solo, circondato da minacce quali quelle rilevate nei colloqui captati nel Palazzo Comunale di Pescara. Su questo dovrebbe trovare voce e tono chi oggi governa Pescara, non sul fumo da sollevare o sui biasimi da riversare sull’opposizione che ha fatto di tutto negli ultimi anni per metterlo in guardia da quanto stava accadendo sotto al suo naso, non volendosi menzionare gli occhi che evidentemente dovevano mirare altrove con una dedizione totalizzante”.
Masci, nell’ultima sua nota stampa, dopo aver proposto il test antidroga volontario al Comune, per rappresentanti politici e dipendenti, ricevendo un coro di critiche, ha detto che “è stato tradito il vincolo di fiducia, sono stati traditi gli impegni contrattuali ed è stata tradita la deontologia professionale. Allo sconcerto iniziale è subentrata la rabbia, perché tutto questo è intollerabile. Il Comune è stato danneggiato da questa vicenda, a tutti i livelli, ma ha dimostrato di avere un’articolazione e una struttura politico-amministrativa sana. Quanto alle conseguenze, è scontata la costituzione di parte civile non appena sarà concessa dalla Legge”.
Masci ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile, e ha attaccato il centrosinistra e D’Alfonso: “Trovo singolare e anche patetico che l’opposizione, a corto di argomenti e in perenne affanno per questo, si levi col ditino alzato a fare la morale come se in casa propria non avesse avuto uno scandalo che ha riguardato amministratori e politici, e la cui scia giudiziaria ha consentito a qualcuno di sedere sui banchi del Consiglio comunale; e di dimenticare anche le regole deontologiche e di buona politica facendo irruzione in conferenza stampa con una sceneggiata indegna di un luogo istituzionale. Infine, all’onorevole Luciano D’Alfonso, sindaco emerito di Pescara la cui storia passata e recente parla per sé, che ha usato un linguaggio greve e spregiudicato, ricordiamo che la grande Pescara non è e sarà quella da lui paventata di ‘grande cocaina’: al contrario, ci sentiamo di rassicurarlo che non è e non sarà né quella del ‘grande affare’ né tanto meno quella del ‘grande malaffare'”.
D’Alfonso a sua volta ha inviato una batteria di domande, condite di tagliente ironia, inviate a Masci, e di cui attende risposta: “Trisi si dimette dal suo incarico fiduciario e il sindaco utilizza queste parole con un comunicato: ‘Le dimissioni dell’architetto Fabrizio Trisi sono un gesto nobile’. Queste dichiarazioni sono il riconoscimento all’essersi dimesso per costruire una scuola in Africa? Se si è dimesso, invece, per quello che lui ha motivato, dov’è la nobiltà; Masci afferma di ‘non essersi accorto di nulla’. Come si fa a dire questo, se la legge (Testo Unico degli Enti Locali) assegna al sindaco attività di monitoraggio, indirizzo e controllo? Chi lo doveva sapere? Forse il gestore della Chitarra Antica o il gelataio di piazza Salotto?; Masci ha affermato in una conferenza stampa che Trisi è un suo fiduciario ma che ci sono altri fiduciari che dovevano controllare il suo operato. A chi si riferisce?; Se il sindaco potesse tornare indietro, nominerebbe nuovamente Trisi? Come è arrivato ad assegnare fiducia all’architetto Trisi, e in ragione di cosa? Amicalità? Sono entrambi scesi in miniera insieme? Hanno superato il Covid condividendo la stessa stanza?; Per evitare che ci siano altre situazioni di questa gravità, come pensa il sindaco di Pescara di organizzarsi? Ha mai preso in considerazione le dimissioni?; Sulle opere pubbliche maneggiate dal Gabinetto di Trisi, cosa si sta facendo in concreto? Chi sta rileggendo gli atti, aveva rapporti di sudditanza con Trisi? Il concorso di Trisi, concorso in cui egli stesso è stato bocciato, che fine farà?”.







