PESCARA – “Non discuto il diritto a un processo degli amministratori e dirigenti dell’Aca, la società che gestisce il servizio idrico a Pescara e Chieti, da poco rinviati a giudizio per reati gravissimi di furto, falso, abuso e truffa. Penso, invece, che meritino di essere direttamente condannati, anche se solo sul piano politico, i sindaci che pochi giorni fa, nell’assemblea dei soci, li hanno nuovamente incoronati ai vertici dell’Aca, nonostante fossero all’ordine del giorno gli scandali gestionali, prima ancora che giudiziari, prodotti dalla loro attività”.

Lo afferma il capogruppo regionale dell’Italia dei valori, Carlo Costantini.

“Sindaci di città importanti, in alcuni casi professionisti, che non possono non sapere che un bilancio, quello dell’Aca, non si può chiudere grazie ad una posta con 70 milioni di euro di crediti da riscuotere. O sindaci di piccoli comuni, di quelli che quando c’è il rischio che una legge li cancelli, scendono in piazza, protestano e ricordano che i piccoli comuni costano poco, ma non ricordano gli sfracelli che combinano quando si presentano, votano e condizionano, sulla base delle più spregevoli logiche clientelari, le assemblee di sindaci alle quali hanno diritto di partecipare”, aggiunge Costantini.

“In entrambi i casi sindaci trasformatisi in soldati, del Partito democratico, soprattutto, che da anni domina incontrastato il settore – prosegue l’esponente Idv – quando si è trattato di rimettere questa gente in sella alla guida del gestore del servizio idrico”.

“Non è un caso, quindi, che i sindaci delle cinque più grandi città dell’ambito, Pescara, Chieti, Montesilvano, Spoltore e San Giovanni Teatino, nessuno del Partito democratico, siano tra i pochi che non li hanno votati”, sottolinea Costantini.

“Certo è che, non potendomi augurare che per liberare i cittadini di loro dovremo liberarci di tutti i sindaci del Pd che ce li mettono, stavolta mi aspetto che, anche per fugare il dubbio di complicità e di connivenze – conclude Costantini – quantomeno chiedano ai cittadini scusa per una scelta sbagliata e ai soggetti rinviati a giudizio di togliere rapidamente il disturbo”.