L’AQUILA – “Stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari. Al momento l’ipotesi è che possa trattarsi di un evento naturale”.
Ad affermarlo in un’intervista al quotidiano Il Centro è il colonnello Giuseppe Lopez comandante dei Carabinieri forestali Abruzzo e Molise, in riferimento alle cause del grave incendio, ora finalmente domato, che secondo una stima fatta grazie alle immagini satellitari ha interessato oltre 1.800 ettari di pascoli montani, cespuglieti e aree naturali delle montagne tra Lucoli, comune ad ovest dell’Aquila, e Roio, frazione del capoluogo. Incendio durato ben 17 giorni partito il 22 luglio sulle montagne di Lucoli per poi arrivare al versante aquilano.
Nell’intervista, comunque, non si menziona mai la pista del dolo in relazione all’innesco trovato nei pressi della zona “ceracittu”, di fronte al paese.
A contrastare l’incendio, che più volte si è ripartito a causa del caldo torrido e del vento, cinque canadair, un elicottero della Protezione civile, 35 vigili del fuoco, volontari della protezione civile, 20 militari dell’esercito impegnati nella realizzazione dei piste tagliafuoco, e tanti cittadini volontari.
Il colonnello Lopez sottolinea che è importante comunque che “non è stato interessato il bosco ma solo vegetazione erbacee arbustiva”, con le tracce dell’incendio che spariranno tra uno o due anni.
Ha fatto poi chiarezza anche su un aspetto che preoccupa molto i tanti allevatori del territorio: “La normativa nazionale vieta il pascolo solo sulle aree boscate percorse dal fuoco e non pone nessun divieto sui Pascoli. La legge forestale regionale invece lo vieta anche sui pascoli quindi eventuali decisioni diverse spettano alla Regione”.
Se le cause dovessero risultare naturali sarà più semplice una modifica della normativa regionale.
Il colonnello poi ha spiegato che contrastare questo incendio non è stato per nulla facile visto che “in alcuni punti non era possibile arrivare agevolmente a piedi e quando il fronte si ampia le difficoltà aumentano ulteriormente e con le temperature così elevate anche gli operatori non possono avvicinarsi alle fiamme”.
Il generale conferma anche che i mezzi aerei possono non bastare: “se si sgancia acqua su fiamme molto alte può vaporizzarsi prima ancora di arrivare al terreno. Per questo un incendio deve essere contenuto quando le condizioni lo permettono nelle prime fasi”.
Infine un un messaggio a favore della prevenzione, non mancando di ricordare, ora che si avvicina il Ferragosto e le sbraciolate fuori porta, che “in montagna un fuoco acceso in condizioni tali da provocare un incendio può costare da 5.000 a 50.000 euro di sanzioni, e per chi provoca un incendio scatta il penale, da 6 a 10 anni di carcere in caso di dolo, da 2 a 5 se l’incendio è provocato per colpa”.






