L’AQUILA – “Da due settimane le fiamme avanzano da Lucoli verso la piana di Roio e ora verso Monte Ocre. In questi giorni fumo e fiamme sono visibili anche dall’Aquila. Da ieri la città è pervasa dall’odore acre dell’incendio e la linea di fuoco si sta pericolosamente dirigendo verso Bagno e altri centri abitati. La pioggia ha dato solo un temporaneo sollievo, la realtà è che la situazione non è affatto sotto controllo, come il sindaco Pierluigi Biondi e le autorità si affannano a dichiarare per tenerci calmi e distratte dall’apocalisse climatica in corso”.

Inizia così la nota di Casematte L’Aquila che, di seguito, riportiamo integralmente.

 

Non ci piace entrare in catastrofismi senza le dovute ragioni. Lo scenario più probabile è comunque quello di una gestione sicura dell’incendio, senza feriti e con danni minimi a persone e animali. Come collettivo, però, non possiamo esimerci dal denunciare la gestione scellerata di uno scenario che poteva essere a rischio zero, e che invece ha portato molte persone a riversarsi stanotte nella piazza di Bagno Grande.

Sono due settimane che la linea di fuoco si estende e cresce. Se anche le fiamme si spegnessero tutte oggi, piangeremmo ettari di montagna bruciata. La gestione dell’emergenza in sé è inaccettabile: Canadair chiamati dopo settimane e il CoC (Centro Operativo Comunale) della Protezione Civile che non attiva volontarie e volontari (esattamente come non fece con l’incendio di Monte Pettino nel 2020), potenzialmente a migliaia. Anche noi di CaseMatte siamo pronti e pronte ad aiutare in massa, così come facemmo per giorni 6 anni fa, nonostante Biondi chiamasse ogni mezz’ora la polizia e la Digos ci seguisse tra i monti.

La gestione comunicativa rasenta il criminale. Proprio come nel film “Don’t look up”, dove un asteroide (esplicito simbolo della catastrofe climatica, che caso) sta per distruggere la Terra e i potenti invitano a “non guardare in alto”, a non alzare la testa per non vedere il pericolo incombere e, quindi, iniziare ad agire.

Allo stesso modo, anche all’Aquila l’incendio è stato ignorato per giorni, minimizzando l’accaduto e invitando alla calma attraverso il solito, rassicurante e ipocrita “va tutto bene, ci pensiamo noi”: una formula che, non a caso, richiama quella utilizzata dalla Commissione Grandi Rischi nelle settimane precedenti il terremoto del 6 aprile 2009. Un atteggiamento che, oltre a non rassicurare, infantilizza una popolazione dotata invece della dignità, della forza e della capacità necessarie per comprendere, affrontare e contribuire attivamente alla gestione delle emergenze.

L’atteggiamento dell’amministrazione è lo stesso da quasi 10 anni: non può essere rotto il racconto retorico della rinascita, peraltro nell’anno mirabolante della capitale della cultura. La narrazione deve essere sempre sorridente, positiva e rassicurante, perché lo spettacolo deve andare avanti, a prescindere da cosa ci mostra la realtà. I droni non volano per prevenire gli incendi, ma solo per i reel emotivi sulla città rinata.

Infine, punto più astratto ma più importante di tutti, non possiamo non denunciare come questo sia solo l’ultimo degli effetti locali del cambiamento climatico indotto dalle attività umane. Da secoli e decenni la nostra avidità di risorse ha bruciato e sta bruciando tutto quello che può bruciare, divoriamo foreste, avveleniamo il pianeta, uccidiamo la nostra Terra che con cura dovremmo preservare. Tanti scienziati e scienziate denunciano già dagli anni ’80 come tutto questo avrebbe presto portato a maggiori eventi metereologici estremi, maggiori e persistenti ondate di calore (che estate calda vero? Che caso!) e quindi un rischio esponenzialmente maggiore di incendi. Noi non possiamo non vedere come tutto questo sia collegato, lottiamo oggi per spegnere l’incendio, lottiamo per un clima più giusto in futuro.

Chiediamo:

Maggiori e immediati sforzi e risorse per lo spegnimento dell’incendio.

L’attivazione del CoC all’apertura per volontarie e volontari nelle operazioni di bonifica, anche per riprenderci la democraticizzazione delle emergenze.

Una totale trasparenza nella gestione e comunicazione dell’emergenza, con bollettini continui chiari e accessibili a tutte e tutti, sul come comportarsi e come poter dare una mano

La riscrittura, tramite processi partecipati e inclusivi, del Piano Climatico del Comune, attualmente assolutamente insufficiente per affrontare le future emergenze

Politiche attive reali contro il cambiamento climatico generato da combustibili fossili e l’adozione di politiche sostenibili per la città, a cominciare dal rafforzamento del trasporto pubblico locale.

Ci chiedete di non guardare in alto, noi alzeremo sempre la testa.