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TORINO. È andato in overdose da stupefacenti per un cerotto antidolorifico, o forse più di uno, applicatogli dalla nonna. Il bambino, che ha solo tre anni e mezzo, è ora in coma nel reparto di rianimazione dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. Il cerotto, hanno accertato i medici, contiene oppiacei: nulla di pericoloso per un adulto ma con potenziali effetti devastanti per un soggetto di così tenera età.
I Carabinieri hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese. In serata, i medici hanno detto che l’effetto degli oppiacei è “in fase di superamento” ma prima di domattina non sarà possibile valutare un miglioramento e le reali condizioni di salute del bambino.
Il cerotto è stato applicato al bambino nella casa dove abita, a Cirié (Torino). La nonna, 80 anni, ha detto di averlo fissato ieri sera al piede destro e di averlo fatto per sbaglio, pensando che si trattasse di un normale cerotto.
I medici dell’ospedale di Cirié, dove il bambino, in seguito a un malore, è stato trasportato stamani in ambulanza, hanno però trovato frammenti del cerotto, il Matrifen, che contiene il principio attivo del fentanil, un oppiaceo utilizzato per lenire i dolori e che necessita di prescrizione medica – sullo sterno.
Dopo la valutazione della gravità del caso, il piccolo paziente è stato trasferito d’urgenza all’ospedale Regina Margherita. Qui è stato intubato e ventilato artificialmente, in quanto avvertiva difficoltà respiratorie. Per lo staff del reparto di rianimazione, diretto dal professor Giorgio Ivani, bisognerà aspettare le prossime ore e attendere lo smaltimento della sostanza assunta per avere un quadro clinico più chiaro.
Non è stato ancora accertato se il cerotto antidolorifico trovato sullo sterno sia l’unico applicato al bambino.
I Carabinieri hanno trovato altri segni di cerotto sul corpo, tra cui uno effettivamente al piede destro, dove aveva detto di averlo messo la nonna – ma non è chiaro se si tratti degli antidolorifici o meno.
Così come resta da stabilire, nel caso si verificasse l’ipotesi che sia proprio il Matrifen, se questi siano stati applicati da un parente o, per gioco, dallo stesso bambino.
“Questi farmaci – dice Alessandro Barelli, direttore del reparto di Tossicologia Clinica del Policlinico Gemelli di Roma – non sono un gioco: spesso si utilizzano in sala operatoria per indurre la anestesia generale e normalmente si utilizzano sui pazienti oncologici adulti o con forti dolori cronici. È inevitabile che un bambino di tre anni e mezzo sia entrato in coma”.



