L’AQUILA – “Un importante imprenditore italiano un giorno ebbe a dire, ‘mi piace il vento, perché non si può comprare’. Pensiamo dunque a quanto Silvano ha costruito in tutti questi anni, quanto bene ha fatto alla sua terra. Davanti al Signore, quello che conta non è il potere, la ricchezza, ma quanto in vita è stato fatto per amore, per servire, per prendersi cura delle persone”.
Queste le parole di don Federico Palmerini, che ha officiato il funerale, assieme a don Dionisio Rodriguez, in una gremita chiesa degli Angeli Custodi, a Paganica, frazione dell’Aquila, per l’ultimo e commosso saluto a Silvano Palmerini, scomparso a 83 anni, imprenditore di lungo corso, padre di Luigi Palmerini, editore del quotidiano Il Centro e Giuseppina, visibilmente commossi e affranti, al fianco delle famiglie dei fratelli di Silvano, Osvaldo, Irma, Corradino e Teresa, ai parenti più prossimi, con una intera comunità che si è stretta attorno al loro dolore.
Ad esprimere le condoglianze e la vicinanza a nome dell’intero Comune dell’Aquila, il sindaco Pierluigi Biondi, presenti alla cerimonia consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, tanti imprenditori colleghi di Silvano, a cominciare dal neo eletto presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) della provincia dell’Aquila, Pierluigi Frezza, e al suo predecessore, Gianni Frattale, ai fratelli Corrado e Massimo Chiodi, che anche loro hanno vissuto pochi giorni fa il fardello del lutto per la morte della madre Angela Mattoni, e ancora Adolfo Cicchetti, Vincenzo Scimia, Guido Zugaro, Valter Rosa, il direttore generale del Tecnopolo d’Abruzzo, Roberto Romanelli, solo per citarne alcuni.
Ha detto Pierluigi Frezza, “Silvano ha fatto la storia dell’imprenditoria aquilana e non solo, tanto ha dato in particolare alla sua Paganica, era un modello per tutti, da sempre iscritto all’Ance, mai fuori dalle righe, sempre propositivo. I tanti cittadini qui presenti non fanno che confermare e testimoniare il rispetto e la stima che in vita si è meritato”.
Nella sua omelia don Dionisio ha osservato che “vivere questo evento di morte, la scomparsa di una persona cara come Silvano, all’approssimarsi del santo Natale, ci tocca ancor più profondamente. Ma attraverso l’incontro con Cristo, morto e risolto, un cristiano deve guardare oltre. Perché il desiderio di un cristiano non può essere altro che l’eternità di Dio, che è il paradiso. Se un cristiano non desidera il paradiso, non ha capito veramente quello che Gesù ha fatto”.
Silvano Palmerini era nato il 18 novembre 1942 ad Asmara, in Eritrea, dove i genitori si erano trasferiti negli anni Trenta a lavorare nelle attività civili e nei cantieri di costruzioni avviati dal regime coloniale fascista nell’Africa Orientale Italiana. Rientrato in Italia nel 1943, nel pieno della seconda guerra mondiale, con straordinaria tenacia e talento imprenditoriale, assieme ai fratelli Osvaldo e Corradino, ha creato dal nulla una importante impresa di impianti termici e idrosanitari. E’ nato poi su sua iniziativa il Gruppo Palmerini, articolato nelle società I Platani, Cogea, Pal Impianti, nel settore delle costruzioni, ottenendo commesse in tutta Italia, recitando un ruolo da protagonista dopo il sisma del 6 aprile 2009, nella ricostruzione dell’Aquila e dei comuni del cratere. Silvano Palmerini è stato poi determinante per la nascita del Tecnopolo d’Abruzzo, pensato come leva di sviluppo industriale e innovazione per il territorio.
Il Gruppo Palmerini, che conta ora oltre 200 dipendenti, da alcuni anni è affidato al figlio Luigi, mentre la figlia Giuseppina ha assunto la conduzione dell’Hotel delle Rose, a Paganica, che dopo il sisma del 2009 aveva accolto nell’emergenza numerosi sfollati. La struttura attualmente è in corso di restauro e presto tornerà agibile e riaprirà i battenti.
Silvano Palmerini è stato poi sempre vicino alle associazioni culturali, sociale e sportive operanti operanti nel territorio, sostenendole economicamente, senza esibizionismo e dietro le quinte. Il suo eterno riposo sarà nella cappella di famiglia, nel cimitero della sua amata Paganica. Filippo Tronca





