L’AQUILA – Anche in Abruzzo importante è stato il progetto ‘Garanzia Giovani’, nato per rafforzare le possibilità occupazionali dei giovani tra i 15 e i 29 anni, che non studiano e non lavorano, i cosiddetti neet, riuscendo a trovare occupazione ad una percentuale comunque significativa, grazie in particolare a contratti di apprendistato e di tirocinio.
Guardando però ai dati Istat, elaborati dalla fondazione Openpolis, tanta è ancora la strada da percorrere, in una regione dove i neet sono il 20,7%, nella fascia di età tra i 15-29 anni. Una percentuale va detto, inferiore alla media italiana, il dato più alto nell’Unione europea che nel 2020 è salita al 23,3%, confermando il primato del nostro paese.
Un dato che supera quello di Grecia (18,7%), Bulgaria (18,1%), Spagna (17,3%) e Romania (16,6%). Con punte in Sicilia (37,5%), Calabria (34,6%) e Campania (34,5%). Mentre le quote più contenute si rilevano nell’Italia nord-orientale, in particolare in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto.
L’incidenza di giovani fuori dal mercato del lavoro appare più elevata tra le grandi città meridionali. Tra queste Napoli (22,8%), Palermo (19,9%), Bari (15,2%).
Analizzando i dati su scala regionale, focalizzando l’attenzione sull’Abruzzo emerge anche un dato significativo: i giovani neet sono in percentuali maggiori nei piccoli centri, in particolare quelli montani. Numeri senz’altro da analizzare per comprendere questa discrasia che si può ipotizzare, raccontano ancora una volta la marginalità delle aree interne, e l’inefficacia delle (poche) misure messe in campo finora dal governo nazionale regionale.
Per quanto riguarda la provincia dell’Aquila: nel capoluogo i neet sono il 7,1%, ad Avezzano il 10%
Sulmona 8,6% .
Mentre salgono a cifre davvero considerevoli a Bisegna 36,4%, Fontecchio 23,9%, Secinaro 22,5% Cocullo 22,2%, Lecce nei Marsi 21,5%
Stessa situazione nelle altre province.
In quella di Chieti, nel capoluogo si hanno il 9,1% di neet, a Lanciano il 10,5%, a San Salvo l’11,3%
a Ortona il 9,4%, a Francavilla al Mare l’8,8%
Spostandosi nei piccoli centri: a Filetto sono il 23,3%, a Fallo il 23,1%, a Colledimacine il 21,1% a Schiavi di Abruzzo il 20,7%
Questa la situazione invece in provincia di Pescara: a Pescara i neet sono il 10,1%, a Montesilvano 9,5% a Città Sant’Angelo l’11%, a Penne 9,1%, a Spoltore 8,1%
Nei piccoli centro svettano Brittoli 22,2%, Farindola 15,5% e Roccamorice 13,7%
In provincia di Teramo, infine i neet sono il 10% a Teramo, il 12,7% a Martinsicuro, il 10,3% a Roseto degli Abruzzi, l’8,6% a Giulianova, il 10,9% ad Atri, il 12,4% a Silvi.
Percentuali più elevate a Crognaleto 19,3%, a Pietracamela 15,9% a Cortino 15,8%
Questi invece i comuni con meno neet in percentuale: Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila),
Roio del Sangro (Chieti), e Rosello con lo 0%, Molina Aterno (L’Aquila), 3,1%, Tione degli Abruzzi (L’Aquila) 3,4%, Castelguidone (Chieti) 3,6%, Fano Adriano (Teramo), 4,2%, Borrello (Chieti), 4,2%, Campotosto (L’Aquila) 4,3%, Dogliola (Chieti) 4,6%.
Un altro dato significativo che spiega e completa quello relativo ai neet, è relativo all’età in cui i giovani lasciano il nucleo. A fronte di una media europea di 26,4 anni, la stima per l’Italia supera i 30 (30,2 nel 2020). Solo altri 4 paesi dell’Unione raggiungono tale soglia: Croazia (32,4 anni), Slovacchia (30,9), Malta (come l’Italia a 30,2) e Portogallo (30).
Come termine di paragone con gli altri maggiori paesi Ue, in Francia e Germania l’età media stimata in cui i giovani lasciano la famiglia si colloca attorno ai 24 anni.






