PESCARA – Restano appena due anni per spendere 24 milioni di fondi europei del Piano di sviluppo rurale 2014-2020, con bandi e progetti gestiti dai sette Gruppi di azione locale, conosciuti con l’acronimo Gal.

Ed ad aggi la spesa è in Abruzzo drammaticamente al palo, pari ad appena all’1 per cento. Un numeretto che suona come una clamorosa bocciatura, se paragonata a quello che avviene in molte altre regioni. 

Eppure i Gal dovevano essere uno strumento snello, e radicato nel territorio, consorzi utili a finanziare alla svelta centinaia di progetti dando così un provvidenziale impulso alle attività agricole e zootecniche di qualità, alle micro imprese turistiche, al marketing e alla promozione, attività sociali. In primis nelle aree interne in via di spopolamento. 

I 24 milioni di euro riservati complessivamente ai sette Gal, solo una fetta dell’intero Psr che ammonta a 479 milioni di euro , anch’esso al palo, potevano essere messi a bando e spesi già partire da metà 2017, dopo che la Regione ha stilato le graduatorie e approvato gli ambiziosi Piani di sviluppo Locale di ciascun Gal. 

I fondi però sono quasi tutti nel cassetto, come attestano i dati riportati sul sito di Rete nazionale rurale, emanazione del Ministero delle politiche agricole. Tanto che i sette Gal hanno inviato una lettera di fuoco alla Regione il 10 ottobre scorso, minacciando di andare per le vie legali, se non sarà emanato il bando specifico che consentirà a loro volta ai Gal di poter avviare l’iter di spesa. Da allora non c’è stata nessuna risposta concreta.

Scorrendo i numeri si scopre innanzitutto, se può consolare, che la situazione è complessivamente drammatica, visto che su 1,2 miliardi finora sono stati spesi per l’asse che riguarda i circa 200 Gal italiani appena 60,2 milioni di euro, pari ad un misero 4,9%.
Resta il fatto che l’Abruzzo però è una delle regioni messe peggio, con il suo 1 per cento e in fondo alla classifica assieme alla Val D’Aosta (03%) Sicilia (o,4%), Lazio (0,5%) Lombardia (0,8%).

Numero ben lontani dal 13,6% della Sardegna, 10,6% della Basilicata, 8,8% del Veneto, e 8,6% delle vicine Marche. 
Ora forte è il rischio che buona parte di questi fondi dovranno essere restituiti all’Europa.
Infatti entro il dicembre 2020 tutti fondi dovranno essere impegnati con bandi e progetti diretti. E entro il giugno 2023 tutto dovrà essere rendicontato al centesimo alla Regione, che avrà sei mesi per relazionare all’Unione europea. 

E se altrove i bandi e progetti sono già in itinere, in Abruzzo il 2018 si concluderà con un impietoso nulla di fatto. 
Non va poi dimenticato che nella Regione verde dei Parchi la classe politica ha già la testa alle elezioni regionali del 10 febbraio. Poi, a prescindere da chi vincerà, si assisterà, come tradizione vuole, al rito dello spoil system negli uffici regionali, compreso in quello competente nella partita del Psr, il Dipartimento dello sviluppo Rurale e della Pesca diretto da Antonio Di Paolo. Con presumibili altri ritardi. Insomma, se si spenderà qualcosa questo potrà avvenire non prima, ad essere ottimisti, a metà 2019 e a seguirà una drammatica corsa contro il tempo, che di solito non giova alla qualità.

Insomma, se si comincerà spenderà qualcosa questo potrà avvenire non prima, ad essere ottimisti, a metà 2019 e seguirà una drammatica corsa contro il tempo, che di solito non giova alla qualità.

Il 10 ottobre scorso, ad ogni buon conto, oramai sul piede di guerra, i Gal Terre Pescaresi, Terre d’Abruzzo, Maiella Verde, Abruzzo Italico Alto Sangro, Terre Aquilane, Costa dei trabocchi e Gran Sasso-Velino, hanno inviato una diffida a Di Paolo, in cui si minaccia di andare per le vie legali, in caso di ulteriore inerzia, “al fine di non vedere compromessa l’erogazione dei relativi finanziamenti in favore dei soggetti destinatari, con conseguenti profili di responsabilità in capo agli organi regionali competenti”.

Nella lettera si ricorda poi che “l’Abruzzo risulta la terz’ultima Regione d’Italia come impegno di spesa dei fondi in agricoltura del Psr complessivo, visto che solo il 7,04% a fronte di altre regioni come l’Umbria con il 20,67%, il Molise con il 17,22%, la Calabria con il 21,94%, il Veneto con il 32,50%. Tale situazione di immobilismo espone la Regione Abruzzo, e conseguentemente i territori interessati dalle misure in itinere, al rischio del disimpegno automatico dei relativi finanziamenti”. Da allora nessuna risposta concreta dagli uffici regionali.