L’AQUILA – “La morte di Giuseppe, uomo generoso, corretto, giusto e sempre disponibile verso gli altri, come la morte prematura di tante persone, ci lascia sempre sgomenti. Cerchiamo di vivere con fede anche le prove a cui siamo sottoposti durante l’esistenza terrena”. 

Ha avuto passaggi commoventi l’omelia pronunciata dal parroco del comune di Pizzoli, don Claudio Tracanna, nel corso della Santa Messa celebrata ieri nella chiesa di Santo Stefano Protomartire, ad un anno dalla morte, in memoria del 47enne imprenditore aquilano scomparso sul Gran Sasso per un malore. 

La cerimonia in suffragio, a porte chiuse per la emergenza coronavirus, è stata trasmessa in streaming nella pagina Fb della parrocchia del comune aquilano. 

L’indimenticato imprenditore, appassionato di sport e di montagna, si era sentito male mentre stava tornando a valle con la sua tavola da sci dopo aver rinunciato ad una escursione ad alta quota proprio perché aveva accusato problemi allo stomaco. 

La sua morte, improvvisa considerando che si trattava di una persona in perfetta salute, ha gettato nella disperazione la famiglia, la compagna Sara e la figlia, la piccola Michelle, la mamma Ivana, ed i fratelli Domenico e Christian e lasciato attonita una intera comnunità che aveva apprezzato le doti umane di un uomo molto stimato e conosciuto. 

Nei mesi scorsi la famiglia Ioannucci, proprio per onorare la memoria del loro caro, ha messo in campo azioni solidaristiche, tra cui la donazione di alcuni defibrillatori posizionati in punti strategici del territorio e, alla vigilia di Pasqua, la iniziativa benefica con la consegna alla parrocchia di Santo Stefano del comune aquilano di 350 pacchi con alimentari e beni di prima necessità distribuiti, attraverso la Caritas, ai nuclei familiari più in difficoltà. 

“Ricordo un passaggio di un famoso brano dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, precisamente il cap. VIII, dove Lucia abbandonando il suo paese per le vicende ben note così dice. “…[il Signore] non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande – ha continuato il giovane parroco -. Il turbamento è grande per la morte di Giuseppe ma dobbiamo credere che il Signore che ha permesso questo turbamento nella Famiglia Ioannucci, sta preparando una gioia più sicura e più grande. I giorni che il Signore ci donerà serviranno a scoprire quanto il Signore ha pensato per noi e soprattutto per la famiglia di Giuseppe. Penso, intanto, che nel frattempo, il Signore, attraverso i tanti gesti di carità della famiglia di Giuseppe, ultimo la donazione dei 350 pacchi viveri pasquali ai bisognosi della Comunità di Pizzoli, già abbia fatto intravvedere, a loro e a noi, la strada per scoprire la gioia più certa e più grande che, nonostante il dolore, ha preparato per noi. Mi vengono in mente a tal proposito le parole del Santo Padre Francesco quando, nel 2015, nella plaza de la Revolución a La Habana (Cuba) disse: ‘La grandezza di un popolo, di una nazione; la grandezza di una persona – e, aggiungo io, di una famiglia – si basa sempre su come serve la fragilità dei suoi fratelli. E in questo troviamo uno dei frutti di una vera umanità. Perché, cari fratelli e sorelle, ‘chi non vive per servire, non serve per vivere’ – ha concluso don Claudio”. 

In un periodo caratterizzato dal lockdown coronavirus, la famiglia non ha potuto mettere in atto iniziative in ricordo di Giuseppe: ma ha affidato alla rete un toccante e struggente messaggio: “A Giuseppe. È trascorso un anno da quel giorno e tu, Giuseppe, hai visto ognuno di noi, ogni giorno alle prese con lo stesso dolore, ogni giorno tormentato dai mille perché, ogni giorno, alla ricerca di un tuo sguardo, ogni giorno, alla ricerca della tua voce, ogni giorno, alla ricerca del tuo sorriso, ogni giorno, a cercare di dare un senso alla giornata, ogni giorno, alla ricerca di quella forza che trasmettevi nel quotidiano, ogni giorno, a provare di fare qualche cosa per ringraziarti, ogni giorno, a pregare per te, ogni giorno, a provare a immaginare a come potevamo essere diversi e a come sarebbero stati diversi i luoghi che amavi: soprattutto Sara, a come sarebbe stato vivo il suo sguardo e vive le sue giornate, soprattutto Michelle a come non sarebbero stati smarriti i suoi occhi e a come non sarebbero stati, ogni sera, alla ricerca di quella stella, soprattutto mamma Ivana a come avrebbe continuato ad essere la leonessa di sempre. Soprattutto tu, Giuseppe, in questi 365 giorni hai visto la tua famiglia ferma a quel giovedì”. 

Giuseppe, che curava nei minimi particolari la forma fisica a atletica, è morto prematuramente per un arresto cardiaco.