L’AQUILA – L’arcivescovo metropolita dell’Aquila, Giuseppe Molinari, torna a parlare della manifestazione “L’Aquila chiama Italia”, la mobilitazione messa in atto nel capoluogo abruzzese lo scorso 20 novembre.

Dopo il comunicato inviato il giorno prima della manifestazione nel quale invitava i partecipanti al corteo a isolare eventuali gruppi contestatori, il vescovo torna a esporre le sue riflessioni, e lo fa in una lettera pubblicata sul settimanale diocesano “Vola”.

“Secondo gli organizzatori c’erano ventimila persone – si legge in una nota dell’arcivescovo – secondo la Questura solo tredicimila. Alcuni miei amici che erano presenti mi hanno confidato che erano molti di meno. Ma il problema non è il numero dei partecipanti. Il problema è: a che cosa è servita questa manifestazione? In modo chiaramente polemico un quotidiano ha intitolato (il giorno dopo!): “Gli infiltrati se sono andati. Ma le macerie restano. E resteranno ancora se gli aquilani non sanno individuare la via giusta per la ricostruzione”.

“Le manifestazioni (con baci, abbracci e slogan) passano – continua polemico – ma i problemi restano. E i problemi vanno affrontati in modo caparbio, tenace e competente. E con una forte volontà politica, che vede riunite tutte le forze politiche, fermamente determinate a raggiungere un obiettivo condiviso, che rappresenti il vero bene di tutta la città e il territorio. È possibile? Oppure è una speranza impossibile?”.