L’AQUILA – L’inevitabile destino della carta stampata.

Anche il quotidiano Il Secolo d’Italia, fondato nel 1952, abbandona il rumore delle tipografie e si trasferisce nel silenzio della rete.

Un momento epocale vissuto in tutto e per tutto dal direttore del quotidiano di destra, Marcello De Angelis, deputato aquilano del Pdl figlio dello scenografo della Rai Bruno e nipote del cantante operistico Nazareno.

“Questo passaggio è stato inevitabile – commenta ad AbruzzoWeb De Angelis – per un misto di questioni tecniche ed economiche. Il settore della carta stampata vive, come molti altri settori, una crisi molto profonda e quindi non si può fare altro che cercare nuove strade. Da quasi due anni sono il direttore di questo quotidiano storico e da quasi due anni da più parti ci dicevano che non ci saremmo salvati, ma non è andata così. Il Secolo d’Italia è on line. E non manda via nessun collaboratore, anzi, li mette in condizioni di lavorare con uno strumento formidabile come Internet, moltiplicando in modo esponenziale il numero dei lettori”.

“La nostra scelta è stata precisa – continua – ed è andata sul prodotto, non sulle idee, quindi non sui collaboratori. In molti tagliano il personale, anche i grandi gruppi come Rcs, però noi abbiamo preferito farli sul prodotto e non sui contenuti, redattori e personale, perché il nostro è e continuerà ad essere un prodotto di idee. Anche a livello etico e morale c’è stato un salto di qualità, visto che il Secolo è passato, finalmente, nelle mani della fondazione Alleanza Nazionale. D’ora in poi, anziché comprare case o fare altre operazioni, i soldi verranno investiti per tenere in vita un bastione della tradizione giornalistica italiana. Salvando il lavoro dei nostri redattori e dei collaboratori, comprese le rispettive famiglie”.

Qualcosa per strada si perde comunque, inutile negarlo. Nonostante le grandi opportunità offerte dal web, nonostante l’abbattimento dei costi, la sensazione è sempre la stessa per chi la carta stampata l’ha vissuta fin da giovane.

“Per chi ha lavorato una vita con la carta stampata, è senza dubbio un cambiamento enorme – dice in un misto di gioia e nostalgia De Angelis – a noi ‘vecchi’, Internet fa perdere il gusto del lavoro artigianale, l’odore della tipografia, l’inchiostro sui polpastrelli delle dita. E si perde anche la bella sensazione di andare di mattina presto in edicola per vedere il lavoro finito. Ma anch’io, come quasi tutti, ormai, apro Internet appena sveglio e leggo i quotidiani on line”.

“Ovviamente – conclude – le tipografie d’ora in poi dovranno aggrapparsi ad altro, specie con la diffusione degli e-book. Si sta andando verso una contrazione inarrestabile del settore, credo che i giornali e i libri resteranno vivi come oggetti di interesse, ma anche di piacere. Il piacere che Internet, nonostante tutto, non riuscirà mai a garantire”.