L’AQUILA – “Nuovo incarico? Ma quale incarico? Sono solo tornato a fare il dirigente!”.
Lo sottolinea più volte, Giovanni Di Pangrazio, che solo da poche settimane ha svestito la fascia di sindaco della sua Avezzano, commentando ad AbruzzoWeb la curiosità e le polemiche seguite al suo ingresso come dirigente dell’ufficio di presidenza della Provincia dell’Aquila, per volontà del nuovo vertice, il primo cittadino di Castel di Sangro, Angelo Caruso.
Questa svolta, interpretando i pensieri dell’interessato, non comporterà, comunque, la fine dell’avventura politica: a specifica domanda su un suo eventuale, tramontato interesse alle elezioni future, nazionali 2018 e regionali 2019, che comunque vedranno protagonista anche suo fratello Giuseppe, presidente del Consiglio regionale, Di Pangrazio sogghigna: “Gesù Cristo lo sa”.
Il suo nome è legato all’ultimo ventennio di amministrazione provinciale. Di questo ente, infatti, è già stato direttore generale dal 1999 al 2010, con i presidenti Palmiero Susi (centrodestra) e Stefania Pezzopane (centrosinistra), “e oltre a questo nuovo compito ne svolgevo altri dieci! E lo stipendio era più alto di un terzo”, sottolinea.
Poi ancora con il centrodestra di Antonio Del Corvo e di nuovo il centrosinistra di Antonio De Crescentiis ha ricoperto vari incarichi dirigenziali, venendo eletto nel mezzo, nel 2012, sindaco di Avezzano, ruolo che dal 1° gennaio 2016 fino alle ultime elezioni di giugno ha ricoperto in via esclusiva.
“Il presidente Caruso mi ha chiesto di dargli una mano a rilanciare la grande Provincia, che anche con il mio arrivo è ancora con due posti dirigenziali scoperti – spiega Di Pangrazio a questo giornale – Gli serve qualcuno che sappia gestire le carte e la burocrazia. La mia presenza penso che farà bene soprattutto alla città dell’Aquila, che ha bisogno più delle altre, perché qui questo ente ha tante cose”.
Il riferimento di Di Pangrazio è, in primis, alla ricostruzione pubblica: “In considerazione della mia esperienza mi occuperò delle questioni rimaste sospese, dalla sede di via Sant’Agostino al palazzo del Governo, fino alle scuole. Si può fare bene – assicura – perché abbiamo un forte avanzo di amministrazione e tanti finanziamenti”.
A proposito di scuole, non si sbilancia sul futuro del liceo Classico “Cotugno”, che ha problemi di sicurezza sismica e deve essere ricollocato: un deja-vu rispetto a quando, a fine anni Novanta, Di Pangrazio da direttore dovette occuparsi della sede centrale dei Portici e di quella distaccata di via Sassa, dove crollavano i soffitti perfino senza terremoti.
“Non posso dire niente, fatemi rendere conto della situazione, sono rientrato praticamente oggi – fa notare – Comunque è il presidente che deve decidere, io farò da supporto”, taglia corto.
Non farà parte, invece, delle sue mansioni, quella del portavoce del presidente: “Volendo continuare a fare politica – confessa – ho chiesto per il momento di soprassedere”.
Sprezzante la risposta al consigliere comunale avezzanese Massimo Verrecchia, di Area popolare, che ha parlato di “sconcertante premio politico”: “Mistifica i fatti, come sempre, ma fa la vita del portaborse – sbotta Di Pangrazio – Io comunque dalla politica ho ricevuto sempre e solo mazzate, mai regali, a differenza di chi ci vive”.
Non ci saranno, assicura, imbarazzi con i nuovi sindaci del capoluogo, Pierluigi Biondi, e di Avezzano, Gabriele De Angelis, quest’ultimo suo ex assessore che lo ha battuto al ballottaggio.
“Io distinguo il ruolo tecnico da quello politico, sono e sarò super partes, un servitore pubblico – promette – Da direttore della Provincia ho lavorato sempre ad alto livello sia con centrodestra che con la sinistra e qua si vede la grandezza degli uomini”.
Gli imbarazzi li avranno, allora, loro con lui? “Anche fosse non ne devono avere, non mi occupo di questioni che riguardano Avezzano”.






