L’AQUILA – Ma quanta voglia di teatro c’è all’Aquila! È fin troppo… ridotto, il Ridotto del Teatro comunale del capoluogo, per contenere la folla di spettatori accorsi a vedere Il piccolo principe, secondo appuntamento del cartellone “Un teatro per tutti” dello Stabile abruzzese.

C’è tanta gente che bisogna posizionare anche alcune sedie laterali, in fila per uno in stile-autobus, e presto sono esaurite pure quelle. Ogni volta che c’è un appuntamento culturale di successo torna il magone per l’assenza di strutture degne di questo nome, uno dei tanti regalini del terremoto, ma tant’è.

Rinfrescato di recente con lavori da 80 mila euro, il Ridotto regge come può ma non basta, all’Aquila ci vorrebbe, ci vuole, un vero teatro. Ci sono 12 milioni pronti per la ricostruzione ma i lavori ancora non partono, e il magone aumenta.

Ancor più se sono in pochi a godersi una bella opera come l’adattamento dell’opera di Antoine de Saint-Exupéry, che ha fatto sognare decine di lettori dalla carta stampata (ieri) all’ebook (oggi) e portata sul palcoscenico non perde nulla.

Mantello svolazzante blu con risvolto rosso, spadino al seguito, eleganza innata, il piccolo principe lascia il suo pianetino dove una rosa gli ha rapito l’anima, lo ha “addomesticato”, direbbe lui, e se ne va a zonzo tra i corpi celesti prima di approdare sulla Terra.

In pieno Sahara si imbatte in un pilota con l’aereo in avaria e acqua per otto soli giorni. Giusto il tempo di raccontare l’odissea che ha portato il principino sulla Terra, di svelare gli incontri con l’ambiguo serpente e l’amica volpe, la scoperta che di rose ce ne sono 5 mila ma nessuna di quelle è come la sua, di parlare di disegni, di pecore e di elefanti dentro un boa.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, naturalmente, la frase più famosa dell’opera (molti conoscono la prima e non la seconda), ma sarebbe riduttivo riassumere tutto con questa citazione. Questo Piccolo principe è una messa in scena ideale e da guardare di un classico da leggere e custodire.

Uno spettacolo che raccoglie successi dal 1998 e si vede: il mosaico è collaudato, le parti metabolizzate, la trama si dipana con sicurezza.

Il regista Italo Dell’Orto si sdoppia e veste i panni del pilota protagonista e poi si triplica pure interpretando alcuni degli altri personaggi che il piccolo principe, il giovane e bravo Emilio Magni, incontra via via. Citazione particolare per Arianna Baldini, tanto delicata come rosa, quanto sinuosa come serpente.

La chicca è la canzone della rosa, facilmente riconoscibile la voce (registrata) di Irene Grandi. “Non esitare più”, l’invito. Da seguire.