L’AQUILA – Diceva il maestro Enzo Biagi “quando i rimpianti superano i sogni allora un uomo è vecchio”.

Forse per questo il caporedattore di questo importante giornale online mi ha chiesto di fare un feed-back di quasi mezzo secolo, perchè quello “scellerato” di Gianni Lussoso ha mandato in rete una mia foto di 47 anni fa, che mi ritrae allo stadio Comunale dell’Aquila con Josè Altafini, detto Mazzola, che attualmente è un brillante commentatore di Sky del calcio internazionale.

Mi si chiede di andare indietro con la memoria al 1964, allorchè il Napoli venne in ritiro all’Aquila e il sottoscritto doveva redigire ogni giorno una pagina intera per Corriere dello Sport.

L’anno precedente il Napoli era precipitato in serie B e scelse L’Aquila sede del ritiro.

L’allenatore Pesaola, con i vari Bandoni, Juliano, Corelli, Bean (cito a memoria), preparò la squadra con precisione meticolosa e questa risalì nella massima serie nazionale.

Perché si scelse L’Aquila? Perché il Napoli si trovò bene, ebbe un’accoglienza meravigliosa e poi l’ambiente era ideale per preparare un grande campionato.

Anche se per la verità, il motivo di fondo fu scaramantico.

Ma questa volta il Napoli, che alloggiava al Grand Hotel della Villa Comunale, aveva nelle sue fila grandi campioni che aveva acquistato rinforzando la sua intelaiatura.

Vennero così Altafini e Sivori, prelevati dalla Juventus, Canè, Tacchi e altri campioncini in erba che diedero alla squadra napoletana lo sprint per rilanciarsi nelle zone alte della classifica.

Ricordo che L’Aquila, con la quale ci fu un’amichevole di lusso al termine del ritiro, aveva due gioielli: Braca e Contestabile.

E il primo fu acquistato dal presidente napoletano Fiore, anche se piaceva di più il celanese Adriano.

Ma quest’ultimo aveva un cognome troppo lungo e quindi si ripiegò sul giuliese che aveva un cognone bisillabo, più facile da incoraggiare dagli spalti.

In quei venti giorni di ritiro, Pesaola, detto Petisso, mise sotto torchio tutti gli atleti avvalendosi della collaborazione del prof Alfredo Vivio, che ogni tanto portava la truppa alla pineta di Roio e a Campo Felice.

E in queste piccole trasferte a piedi, di vari chilometri, accadevano fatti curiosi e particolari, scenette che avrebbero fatto la gioia di tanti tifosi.

Altafini era il “capo riconosciuto”, seguìto a ruota dal “Cabezon” Omar Sivori, bravissimo nel cucinare e tagliare la carne con il “sistema” argentino.

E Altafini, quando finiva gli allenamenti durisssimi, ci chiedeva un passaggio di nascosto, senza farsi vedere dal mister, e noi lo riportavamo in albergo facendo il giro di via Strinella con la nostra Simca metallizzata.

Altafini ci rilasciò tante interviste. Sosteneva, tra l’altro, che il più grande giocatore fosse Pelè e un giorno si prestò a compensarci dei viaggetti che gli consentivano di tornare al albergo quando era allo stremo delle forze.

Un giorno gli chiedemmo di tirare un calcio di rigore. Con la complicità di Luigi, il custode dello stadio che aprì un varco alla rete difesa da Bandoni, calciò un pallone a effetto.

Nella sequenza fotografica, portata a mano da me al giornale, si vedeva la rincorsa del giocatore e il suo tiro.

Nel secondo fotogramma, il portiere Bandoni, esterrefatto, che vedeva la sua rete spezzata dalla potenza di quel tiro.

Titolo del giornale in prima pagina andato a ruba, ben 32 mila copie vendute alle 9 del mattino, “Altafini sfonda la rete nel ritiro dell’Aquila!”.

Immaginatevi i giornali che avevano gli inviati sul posto e che furono tutti redarguiti per quel “buco” rifilato.

L’arcano, mai svelato, di tutto ciò fu che il pallone tirato da Altafini colpì il palo della porta di Bandoni e non entrò mai in rete!

Insieme avevamo beffato la concorrenza! E con Josè festeggiammo al Cermone dall’amico Desideri, con un brindisi speciale che è rimasto negli annali e nei ricordi del cronista che aveva sognato di stare vicino al suo idolo sin da quando questi indossava la maglia di centravanti del Milan!