L’AQUILA – Assistiamo tutti i santi giorni a spettacoli e diversivi sui media in generale per nascondere e occultare le ragioni profonde che avvinghiano, stringono come una morsa di pitone questo disgraziato paese da ormai quarant’anni.
Una narrazione tenuta in piedi artificialmente per dare credito slancio ad un sistema dove si litiga spesso sul nulla e quindi dare odo alle opposte tifoserie di mobilitarsi e accreditarsi come mondi contrapposti.
In verità sulle grandi questioni economiche e sulla politica estera sono stesi supini su quanto viene dettato da Washington e Bruxelles. Litigano perché non contano nulla. Una copertura ideologica e di racconti per nascondere le reali cause di una crisi che ci stringe con forza in una morsa immobilizzante.
Le politiche di austerità e di deflazione salariale di Maastricht, ulteriormente aggravate dalla crisi globale del 2008, hanno trovato il loro logico sbocco conclusivo come sintesi suprema prima nella pandemia e poi l’occasione della transizione green. Una lotta tra capitali in cui a soccombere dovrebbe essere il “vecchio capitale commerciale e nazionale” per lasciare spazio totale a quello transnazionale e finanziario.
Molta politica progressista e di sinistra neoliberale è legata intimamente a questa motrice di nuovo conio. Gli altri sono legati a quell’altro mondo. Manca l’altra prospettiva. Dentro la guerra in Ucraina c’è molto di questo, della questione del dollaro, dell’accaparramento delle materie prime e del protezionismo occidentale per cercare di fermare una caduta altrimenti precipitosa. Un occidente in preda ad una crisi di consenso interno e internazionale cerca risposte invocando sempre strette finanziarie.
Frontiere viste come esaustive e strategiche. Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) in Europa lo pone come istituzione al di sopra della democrazia nei Paesi che ne fanno ricorso. E tuttavia sono le regole di Maastricht che impediscono altre soluzioni.
Il Mes non va ratificato e nel contempo va respinta l’architettura dell’Euro. La cosiddetta sinistra lo sostiene perché sostiene l’impalcatura dell’Unione Europea. Il governo di destra vi si oppone per motivi di facciata, ma non ne mette in discussione le cause di fondo.
Infatti gli Stati che vi ricorrono vengono sottoposti a vincoli finanziari pesanti e i pochi poteri residui in fatto di politica economica che le regole di Maastricht ancora consentono verrebbero espropriati dal capitale finanziario, il quale non solo imprimerebbe una nuova pressione ai diritti sociali, ma impedirebbe di rispondere alla recessione che ormai interessa tutta l’eurozona.
Potrebbe apparire stupefacente il dibattito di questi giorni dove pare che sia la destra ad opporsi o fare finta di opporsi ad esso, scavalcando la cosiddetta sinistra che più europeista e prona al grande capitale finanziario non si può, perché è il mercato che decide.
Il Mes, che si rapporta agli Stati come una banca privata si rapporta a un’impresa, ponendo condizioni che sostanzialmente commissariano il debitore, è istituito proprio perché la regola vigente è che non possa essere la Bce a venire incontro, acquistando i titoli del debito alle nazioni in difficoltà. Le condizioni vengono chiamate “programmi di aggiustamento macroeconomico”.
Proprio come qualche anni fa la Banca Mondiale e il Fmi usavano applicare le politiche economiche e finanziarie nei confronti dei paesi emergenti e in via di sviluppo. Politiche ricattatorie da veri e propri aguzzini finanziari per depredare risorse primarie e manodopera a basso costo. Di tutto questo in questo nostro sventurato paese è proibito parlare.
Si osannano i diritti civili. Tuttavia diventa blasfemia, pornografia politica solo parlare disuguaglianza sociale, di salario reale di salario sociale globale di classe. Parliamo di Briatore, di come si vestono Meloni o Schlein e dividiamoci.
Fa tanto bene ai neuroni. Bisogna affermare con forza che tutto questo disprezzo va messo nel conto finale.
* Esponente aquilano della sinistra di classe.





