L’AQUILA – Sono passati otto mesi dall’inizio dell’epidemia.

Abbiamo avuto tempo, o meglio, il governo ha avuto un bel lasso di tempo per correggere e intervenire laddove c’era necessità di interventi di correzione.

Avevamo bisogno di dottori di diverse specializzazioni e di altrettanti infermieri.

Ma nulla si è fatto, dopo che negli ultimi anni ha ‘vinto’ il numero chiuso alle Facoltà di Medicina.

In tutto questo, si sono rincorsi centro e centrodestra.

E fatemi la cortesia di non chiamare centrosinistra il Partito democratico e i suoi accoliti: se dovessimo usare un metro di giudizio preso in prestito dalla biotecnologia, potremmo affermare che costoro sono un esperimento mal riuscito.

Sono loro i principali responsabili dei tagli alla sanità da 37 miliardi di euro negli ultimi dieci anni.

E c’è una tabella impietosa che mostra la linearità dei tagli, tagli conseguenti a manovre finanziarie.

La riassumiamo: anno 2012, governo Monti, – 2,6 per cento; anno 2013, governo Letta, -5,4 per cento; anno 2015, governo Renzi, – 10,4 per cento; anno 2016, sempre Renzi, – 2 per cento; anno 2017, governo Gentiloni, -4 per cento; 2018 e 2019, governo Conte, -3,1 per cento e -0,6 per cento.

Costoro, più o meno, sono gli stessi che chiedono con l’aiuto della gran cassa mediatica il Meccanismo europeo di stabilità, il Mes, cioè il cappio al collo che ha strangolato la Grecia, che imporrà misure ulteriormente draconiane allo stato sociale.

Più passa il tempo, più queste politiche mostrano inefficienze sia sul piano sanitario che in quello sociale.

E più insistono.

Tanto, una volta scomparsi politicamente, il paracadute, dorato, ce l’hanno garantito.

Mentre a noi tocca l’incubo di una maledetta, triste, inconsistente e rapinatrice Seconda Repubblica.

Eppure la verità è evidente, specie se arriva da gente come Stephen Roach, economista statunitense, un’anima non certo candida e tuttavia uno che è stato ed è al centro di istituti finanziari e di potere ammette in un’intervista che la Cina è un modello per sconfiggere l’epidemia; dalle sue parole, inoltre, si comprende che se non salvaguardi la salute difficilmente riesci ad essere produttivo, difficilmente arrivi a un più 4,5 per cento di pil, difficilmente vai in vacanza, a fare ginnastica, al bar, al ristorante, a fare jogging.

È quasi una resa del modello americano, quindi una pietra tombale sul modello neoliberista, una pietra tombale sul mercantilismo tedesco e di una parte consistente del modello confindustriale di casa nostra.

Il modello “lumbard” del presidente di Confindustria, Claudio Bonomi, o della ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, che ha affermato che i trasporti in questione sono strasicuri e anti-Covid.

Senza fare la liturgia di un modello e quindi senza scimmiottare gli altri, forse sarebbe necessario tornare alle nostre “latitudini”, riprendere quindi una battaglia politica che ci ha visti protagonisti subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale grazie a un’imponente politica pubblica che impose salari dignitosi, stato sociale e industrializzazione di prim’ordine, trascinando anche il privato verso frontiere ad esso sconosciute e impensabili.

Quel modello è stato studiato e “copiato” dalla stessa Cina.

Viene da dire che per affrontare una pandemia di siffatta pericolosità sul piano socio-economico e sanitario: “aridatece Tina Anselmi, Giacomo Brodolini e la Prima Repubblica con la lotta di classe”.

Sicuramente ne usciremmo migliorati e più sicuri.

*esponente aquilano del Movimento EuroStop