L’AQUILA – Il Campus ‘Giulia Carnevale’ di Pizzoli (L’Aquila), clamorosa incompiuta post-sismica bloccata per anni da un processo finito nel nulla, e solo di recente dissequestrata, potrebbe diventare una casa di riposo per anziani.
A rivelarlo ad AbruzzoWeb è Gianni Anastasio, sindaco del comune dell’Aquilano, che pochi giorni fa ha valutato l’ipotesi con il proprietario della struttura, l’imprenditore Giulio Carnevale, padre della studentessa universitaria laziale deceduta nel terremoto del 6 aprile 2009, a cui il campus è intitolato.
“Ho parlato con l’imprenditore – afferma Anastasio – abbiamo convenuto che oramai l’ipotesi iniziale, quella della Casa dello studente, ha poco senso. Mentre è molto valida quella di una casa di riposo, ben attrezzata, efficiente, sicura sismicamente e non lontana dai centri abitati. Il territorio ne ha bisogno, numeri alla mano bisogno”.
A confermare che oramai va accantonata l’ipotesi campus universitario, sarebbe stata anche l’Università dell’Aquila, nel corso di un recente incontro con Carnevale.
La nuova ipotesi potrà però entrare nella fase operativa solo quando si chiuderà definitivamente la vicenda giudiziaria, visto che la pubblica accusa, rappresentata dal pm Simonetta Ciccarelli, ha fatto ricorso alla Corte di Appello contro la sentenza.
Il Campus, nel progetto iniziale, doveva ospitare già dal 2010 a prezzi calmierati 256 studenti universitari.
Una volta rientrato dell’investimento di 5 milioni di euro, di cui poi solo 2 spesi, Carnevale avrebbe ceduto il Campus al Comune, ma ancora oggi la struttura è all’ortica, con tre edifici completati e altri solo avviati, in quanto l’opera è stata messa sotto sequestro dalla Forestale nell’ottobre 2010, a seguito di un esposto di Italia Nostra e della Soprintendenza.
Alla sbarra sono finite 11 persone, tra cui lo stesso Carnevale, con l’accusa di trasformazione edilizia in violazione delle norme urbanistiche, falso ideologico, violazione del vincolo paesaggistico e di danneggiamento delle bellezze naturali.
Tutti assolti nel maggio 2015 dal giudice del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco, in quanto è emerso che l’area di realizzazione era già urbanizzata prima dell’inizio dei lavori, circostanza che ha portato alla caduta di buona parte delle accuse e al dissequestro della struttura.
Si attende ora la sentenza di Appello, tenuto conto che si avvicina anche la prescrizione del processo.
In queste settimane Carnevale sta smontando le strutture solo iniziate e che dunque non saranno completate, e sta provvedendo a bonificare l’area dai tanti materiali edili abbandonati da anni.
Per procedere oltre sarà però necessario che la vicenda giudiziaria si chiuda definitivamente.
A tal proposito, il sindaco Anastasio rinnova a questa testata l’appello a fare presto.
“Abbiamo perso già molti anni, non possono permetterci il lusso di perdere altro tempo, perché per i cittadini che rappresento è prioritario mettere a frutto un patrimonio già realizzato. L’idea della casa di riposo è del resto nato anche da un confronto con la popolazione”.
C’è poi un’altra partita da chiudere, conseguenza della vicenda giudiziaria e già raccontata da Abruzzoweb: sono oltre 100 i malcapitati studenti che attendono di riavere indietro somme anticipate per la prenotazione del campus, richiesti alla Ser Italia, la società che ha realizzato l’intervento, amministrata da Carnevale.
Anastasio a tal proposito ribadisce quanto già sostenuto dallo stesso Carnevale, ovvero che anche lui in questa vicenda è parte lesa, e i soldi agli studenti dovrà semmai restituirli chi ha dato il via alla sua disavventura giudiziaria.
“Carnevale in questa vicenda ci ha rimesso milioni di euro – spiega Anastasio – perché è stato messo sotto processo a seguito di un esposto di Italia Nostra e della Soprintendenza, in base ad accuse che si sono rivelate infondate. Se sarà definitivamente assolto, credo che Carnevale ha tutto il diritto a chiedere un congruo risarcimento per tutto quello che ha patito ai veri responsabile della mancata realizzazione del campus. In questa partita anche gli studenti dovranno avere il loro risarcimento”. Filippo Tronca





