PENNADOMO – Duecentocinquanta anime durante il resto dell’anno, ma ad agosto, grazie al ritorno di paesani non più residenti e qualche turista, il numero degli abitanti triplica. Questa la situazione che vive Pennadomo (Chieti) piccolo centro dell’Abruzzo interno, nella media Val di Sangro, che proprio d’estate, quando si riempie un po’, è alle prese con il “calvario dell’acqua”.

È quanto segnala ad AbruzzoWeb Mario Mercuri, uno dei frequentatori estivi del suggestivo paesino, alle prese con “alcuni episodi e situazioni che hanno dell’inverosimile”.

Dopo oltre 20 anni senza alcun problema, infatti, da qualche anno ad agosto inizia il “calvario dell’acqua”, vale a dire rubinetti chiusi tutte le notti dalle 24 alle 6.

“Si sarebbe portati a pensare – spiega Mercuri – che il motivo sia il notevole incremento delle presenze, ma sarebbe riduttivo liquidare così la questione. Per decenni il paese è stato servito dall’acquedotto e dal serbatoio realizzati dalla ex Cassa per il Mezzogiorno e da una piccola sorgente, sufficiente per l’esigenza idrica dei soli residenti durante l’anno, che va nell’attiguo serbatoio del paese. Circa quattro anni fa il sindaco attuale decise di uscire dal Consorzio tra i Comuni gestito dalla Sasi di Lanciano per conto dell’Ente d’Ambito, subentrato alla ex Cassa”.

“La scelta – continua Mercuri – fu motivata da una relazione, alquanto discutibile, che prevedeva un risparmio economico sui costi di gestione utilizzando la sola acqua proveniente dalla sorgente del paese e rinunciando a quella del Consorzio. Risultato? L’acqua scarseggia, i cittadini ne soffrono, ma la bolletta aumenta. Per sopperire alla carenza idrica il Sindaco ha incaricato una ditta locale di pompare acqua da un altro serbatoio comunale fuori dal paese, realizzato negli ultimi anni ’80 ed alimentato da una piccola sorgente, che si trova però ad una quota inferiore rispetto al serbatoio del paese e della ex Cassa. Anche ricorrendo a questa soluzione non si riesce a soddisfare le esigenze della popolazione e sarebbe sufficiente, ed anche meno dispendioso, chiedere alla Sasi la fornitura di acqua per la quantità mancante”.

Il ricorso alla Sasi però non avviene e il paese boccheggia.