L’AQUILA – La mancata digitalizzazione di molti dati anagrafici del Comune dell’Aquila costringe i residenti delle 60 frazioni a disagevoli attese per l’ottenimento dei certificati.
I registri, infatti, si trovano solo nelle sedi delle delegazioni municipali che però aprono al pubblico pochi giorni a settimana e solo per alcune ore. Così è inutile recarsi alla sede centrale di via Roma, dove gli uffici non avendone copia non hanno ovviamente la possibilità di accedere ai registri e se si cerca una documentazione precedente al 1980 non si trova.
“Per il mio certificato di matrimonio l’ufficio ha necessità di riscontrare il dato informatico con quello cartaceo, che hanno solo in delegazione, ma che è aperta due volte a settimana per tre ore e spesso se l’impiegato è in malattia non è neanche aperto”, racconta un lettore esasperato ad AbruzzoWeb, che illudendosi di velocizzare i tempi si è recato negli uffici di palazzo Del Tosto.
“Perfettamente consapevole del fatto che il servizio non funzioni adeguatamente” si dice la dirigente dell’Anagrafe Angela Spera.
“Le circoscrizioni sono nate perché un tempo erano Comune e avevano il proprio registro di stato civile, al quale si sono aggiunti i registri dell’anagrafe, quindi ogni delegazione ha i suoi registri – spiega – Le delegazioni sono nate per questo sennò le avremmo chiuse”.
I certificati si possono ottenere in qualsiasi sede, centrale o periferica, purché siano recenti e, quindi, informatizzati. “Se c’è bisogno di consultare i registri cartacei naturalmente è necessario rivolgersi alla delegazione che li possiede materialmente”, aggiunge la Spera, che ricorda come sia caduta nel vuoto la sua proposta per digitalizzare l’intera banca dati.
L’idea era quella di riunire tutti i registri di stato civile e lasciare le delegazioni solo come sportello, con due poli, uno per la periferia ovest e una per l’area ad est del capoluogo. “Si potevano ad esempio lasciare solo Paganica da un lato e Preturo dall’altra – dice la dirigente – e chiudere tutte le altre, anche per sopperire alla carenza di personale”. (m.sig.)



