L’AQUILA – Solo 6 parlamentari abruzzesi si 21 risultano davvero produttivi e portano a casa risultati concreti in termini di produzione legislativa. Gli altri stanno lì a fare numero, e la loro presenza non è incisiva.
A dirlo è la classifica del sito Openpolis che da anni monitora, numeri alla mano, che cosa fanno i 950 onorevoli italiani tra Camera e Senato.
I produttivi d’Abruzzo sono quelli che, in base ai criteri adottati da Openpolis, superano un indice di 200: ovvero Andrea Colletti del Movimento 5 stelle, 549,2 punti, 12° nella classifica generale italiana, Gianni Melilla di Sinistra italiana, 527,5 punti, 14°, Paolo Tancredi del Nuovo centro destra, 480,72 punti, 22°, e più distaccato Gianluca Vacca del M5s, 263,6 punti, al 106° posto.
Al Senato gli unici che possono fregiarsi della palma della produttività sono Federica Chiavaroli del Nuovo centro destra, sottosegretario alla Giustizia con punteggio altissimo, 713,6, 2ª nella classifica nazionale, e Antonio Razzi di Forza Italia, con punteggio 291, 52° in Italia.
Solo loro tra gli abruzzesi appartengono a quel 5 per cento che riesce ad avere un’influenza autentica sui lavori dell’aula.
Tutti gli altri, come si può apprezzare dalla classifica generale pubblicata qui sotto, sono sotto la fatidica soglia 200. Appartenenti, insomma, alla massa dei poco determinanti, che poi corrisponde al 95 per cento dei parlamentari.
In fondo alla classifica troviamo i senatori Paola Pelino di Forza Italia, con appena 111,6 punti, e Gaetano Quagliarello del Gal, napoletano eletto in Abruzzo, con un misero 51,3.
Bassissime, tra i deputati, le performance degli esponenti del Partito democratico Tommaso Ginoble, 42,7 e Gianluca Fusilli con 36,6 punti, Filippo Piccone del Nuovo centro destra, 18,9 punti, quest’ultimo campione anche di assenteismo.
La classifica così stilata è destinata a far discutere e occorre fare chiarezza, entrando nel merito del metodo adottato.
ll lavoro di deputati e senatori è stato analizzato in base a criteri di efficacia utili a distinguere la grande quantità di attività che non produce effetti dalle poche iniziative che, invece, danno risultati.
E non si entra mai nel merito delle disposizioni, se siano positive o negative, ma ci si limita ad attribuire un punteggio a ogni passaggio di iter.
Ovvero: più un provvedimento si avvicina a essere completato, più sarà alto il punteggio assegnato al parlamentare che presenta l’atto come primo firmatario o ne è il relatore. Altri punti vengono attribuiti con il consenso ottenuto su un provvedimento, attraverso le firme degli altri parlamentari, e, infine, in base alla partecipazione del parlamentare ai lavori.
Il contributo ai lavori della camera di appartenenza si esprime anche con la partecipazione alle fasi di discussione e decisione. Pertanto, nell’indice di produttività sono calcolati gli interventi in commissione e in aula e le presenze alle votazioni, con particolare attenzione ai voti finali e ai voti in cui la maggioranza è risultata battuta.
A completare la valutazione, alcuni accorgimenti: visto che per un parlamentare di maggioranza è più facile far passare un provvedimento, i componenti dell’opposizione ricevono il doppio del punteggio per qualsiasi avanzamento.
C’è, poi, un punteggio assegnato per gli emendamenti, ponderato per rilevare situazioni di ostruzionismo. Pertanto, quando sullo stesso disegno di legge un parlamentare presenta più emendamenti, oltre la soglia di 40, il valore attribuito a ciascun emendamento progressivamente diminuisce fino a risultare residuale.
Infine si dà un peso alla tipologia di atti legislativi, quindi suddivisi in 3 categorie di importanza che corrispondono, tenendo conto del peso politico, all’importanza attribuita a livello di opinione pubblica e agli effetti prodotti.
Quello che possono fare la classifica e la metodologia a essa sottesa di Openpolis, è pesare il lavoro del parlamentare fuori l’aula, sul territorio, il suo farsi portatore di istanze e soluzioni di problemi che poi magari trovano espressione il progetti di legge presentati da loro colleghi.
Il lavoro oscuro da mediano della politica non giovana, insomma, a ben figurare in questa classifica. Inoltre c’è chi osserva che non è necessariamente un medaglia da mettere al petto l’approvare nuove leggi in un Paese afflitto da bulimia legislativa, e dove, piuttosto, il vero lavoro parlamentare da fare sarebbe quello di accorpare ed eliminare pletore di leggi inutili, contraddittorie, senza copertura, di difficile applicazione: norme che complicano, piuttosto che agevolarla, la vita dei cittadini elettori.
Sul podio tra tutti i parlamentari italiani si trovano alla Camera Donatella Ferranti del Pd a 902,46 punti, Massimiliano Fedriga della Lega Nord a 673,59 e Marco Causi del Pd a 649,9.
Al Senato i più produttivi sono Giorgio Pagliari del Pd con 855,81 punti, la citata Chiavaroli e Loredana De Petris del gruppo Misto con 703,9.
1 – Andrea Colletti, M5s: 549,22 punti
2 – Gianni Melilla, Si-Sel: 527,52
3 – Paolo Tancredi, Ncd-Udc: 480,72
4 – Gianluca Vacca, M5s: 263,64
5 – Giulio Sottanelli, Scci-Maie: 141,08
6 – Daniele Del Grosso, M5s: 98,38
7 – Vittoria D’Incecco Pd: 95,25
8 – Maria Amato Pd: 86,26
9 – Antonio Castricone, Pd: 79,8
10 – Yoram Gutgeld, Pd: 72,55
11 – Fabrizio Di Stefano, Fi-Pdl: 59,03
12 – Tommaso Ginoble, Pd: 42,74
13 – Gianluca Fusilli, Pd: 36,65
14 – Filippo Piccone, Ncd-Udc: 18,91
1 – Federica Chiavaroli, Ncd-Udc: 713,6 punti
2 – Antonio Razzi, Fi-Pdl: 291
3 – Enza Blundo, M5s: 180,37
4 – Gianluca Castaldi, M5s: 122,48
5 – Stefania Pezzopane, Pd: 120,66
6 – Paola Pelino, Fi-Pdl: 111,63
7 – Gaetano Quagliariello, Gal: 51,53





