L’AQUILA – Alcuni suoi colleghi aquilani non l’hanno presa bene e hanno preferito non partecipare al progetto.

La visita di Oliviero Toscani all’Aquila, condita dalle frasi forti del celebre fotografo che ha definito la città terremotata, tra l’altro, una “vecchia puttana”, ha lasciato scorie e polemiche.

Non l’hanno presa bene in molti, altri hanno invece apprezzato la provocazione di un personaggio controverso come Toscani, che, pur col conto in banca gonfio, ha sempre scelto la via più cattiva per far arrivare i suoi messaggi.

All’Aquila, fotografi come Roberto Grillo e Raniero Pizzi se la sono sbrigata subito con l’illustre collega.

“Ci ho litigato subito – racconta Grillo, decine di migliaia di scatti per la sua città prima e dopo la tragedia del 2009 – lui è spigoloso, non gli importa di ciò che pensa la gente, non gli importa di nessuno e non è che cambierà. Certo, qualcosa dei suoi interventi corrisponde a verità, ma la mia L’Aquila, la nostra L’Aquila, che è una nonna ferita e non una puttana, non è morta. E io non vado via da qui. Fin quando una città avrà un abitante sarà viva e non il contrario, su questo non ho dubbi”.

“Piuttosto, mi aspettavo da lui l’insegnamento del maestro, pensavo mi avrebbe lasciato qualcosa di prezioso, un’indicazione, un’intuizione, qualcosa che io non avevo visto, un particolare nuovo, invece niente. Così ho preferito andare al mare anziché stare due giorni dietro a un fotografo di fama mondiale che non sa insegnare, che non lascia niente sia sul piano professionale, sia su quello professionale. Questa polemica in ogni caso è andata ben oltre il tollerabile, si sono ricreate le solite fazioni, i guelfi e i ghibellini. Me ne sto fuori e continuo a lavorare per il passato, il presente e il futuro di questa città”.

Conciso invece il commento di Pizzi, altra figura storica della fotografia aquilana.

“Toscani – afferma – ha detto che chi non si è fatto fotografare è una sega. Allora anch’io sono una sega e ne vado fiero. Ho preferito non partecipare agli incontri con lui quando mi sono reso conto che era altro e non quello che mi aspettavo. Il fotografo non può non guardarsi intorno, non può non vedere una ricostruzione. L’Aquila ha una parte distrutta e un’altra che sta nascendo di nuovo. Il maestro non se n’è accorto. Contento lui…”.