L’AQUILA – Punti di sutura in testa e ferite fresche, ma venerdì scorso, nonostante le ferite ancora fresche, i due feriti durante gli scontri del 7 luglio tra manifestanti aquilani e forze dell’ordine sono tornati a lavorare.

Marco De Nuntis è tornato a servire panini al Mc Donald’s. Stessa cosa per il pizzaiolo Vincenzo Benedetti, impegnato a sfornar pizze nella zona dello stadio all’Aquila. Da mercoledì i loro volti insanguinati sono diventati il simbolo della protesta aquilana.

“Altro che centri sociali – ha affermato De Nuntis, che ha due profonde ferite in testa a ricordo delle manganellate romane – sono un ragazzo normalissimo che era insieme a tutte le altre cinquemila persone per protestare contro un Governo che si è dimenticato di noi. Nessuno vuole disconoscere quello che è stato fatto, ma non è sufficiente. La città deve riprendere a vivere sia socialmente che economicamente. Così com’è non ci si riuscirà mai. Così com’è, L’Aquila è una città morta”.

De Nuntis ha la casa totalmente inagibile e vive in una delle casette antisismiche di Pagliare di Sassa, così come Vincenzo Benedetti, che dorme ancora in una roulotte in attesa di una sistemazione decorosa.

“Si stanno appigliando su piccoli precedenti penali per giustificare comportamenti che non sono assolutamente giustificabili – rincara quest’ultimo – per giustificare la loro indifferenza di fronte a una città in ginocchio. Vogliamo una sola cosa: essere trattati come tutti gli altri terremotati, né più, né meno”.

(nella foto di Patrizio Migliarini, il momento della manganellata sul naso a Marco De Nuntiis, in maglietta blu. Appena dietro di lui, maglietta rossa, c’è Vincenzo Benedetti, che poi verrà colpito alla testa)