L’AQUILA – Scomparire senza lasciare traccia alcuna, si può: c’è un lunghissimo elenco, quasi 30mila nomi in tutta Italia e circa 400 solo in Abruzzo negli ultimi trent’anni, di morti presunte, corpi mai ritrovati, persone svanite nel nulla.

Sono i cosiddetti ‘cold case’, i casi irrisolti o archiviati senza essere giunti ad una soluzione né tantomeno a un colpevole e che, appunto, restano a ‘raffreddare’ negli archivi delle procure dopo indagini senza esito spesso durate anni.

Sparizioni avvolte nel mistero, storie di ordinaria solitudine, di indifferenza ma anche di violenza domestica. Dubbi, testimonianze non attendibili, segnalazioni fasulle: tutto materiale da Chi l’ha visto?, la nota trasmissione Rai che da anni si occupa di mantenere viva l’attenzione sulle decine di casi di persone scomparse.

L’Abruzzo difende la sua posizione in questa inquietante classifica dei misteri.

Fabrizio Franceschelli, regista e autore televisivo di origini teatine che per la trasmissione di Rai 3 ha realizzato circa 300 servizi, racconta ad Abruzzoweb alcune delle storie abruzzesi che hanno avuto maggiore risonanza mediatica.

Donatella Grosso, ad esempio. La ragazza scompare nel 1996, ha con sé i bagagli. Il ragazzo che frequentava, in realtà fidanzato con un’altra, è l’ultimo ad averla vista, ma prima nega, poi, dopo la testimonianza di una vicina di casa, afferma di aver accompagnato Donatella fino alla stazione ferroviaria di Pescara.

Di lei, da quel momento, più nessuna traccia tranne una dubbia lettera inviata alla famiglia in cui racconta di voler partire per un viaggio. Vicenda archiviata come scomparsa volontaria. Il padre della giovane, Mario Grosso, è deceduto di recente senza aver saputo che fine avesse fatto sua figlia.

“Ci sono tanti aspetti poco chiari sulla vicenda, a cominciare dal fatto che la ragazza era molto legata alla famiglia, era sempre in contatto con i genitori e appare strano che sia partita senza avvisarli”, spiega Franceschelli.

Una delle storie più recenti parla di Silvana Pica, una donna dal brillante passato cui viene effettuata una diagnosi di schizofrenia successivamente rettificata in ‘disturbo bipolare’, ex moglie del medico pescarese Vincenzo Berghella, con cui era in causa da anni per la separazione: la donna scompare con un trolley dopo aver chiesto invano ospitalità alla ex suocera che affermerà di averla vista con il volto tumefatto e di essersi spaventata, mandandola via.

Il trolley di Silvana Pica viene ritrovato in mare da un peschereccio, al largo tra Vasto e Termoli. La procura di Pescara, pur nel più stretto riserbo, ha nei giorni scorsi riaperto il caso. Il pm Annarita Mantini, secondo quanto rivelato da Rete8, ha affidato il fascicolo ad un pool di esperti della polizia.

“Le vite delle persone scomparse presentano sempre delle particolarità, delle stranezze che però in molti casi non vengono forse tenute nella giusta considerazione – continua il regista – o forse semplicemente sottovalutate”.

Nel 1995, a svanire nel nulla è il medico di Chieti Romano Catellani, uscito di casa una sera dicendo che sarebbe rientrato in tempo per la cena. Di lui più nessuna traccia, tranne il ritrovamento, un mese dopo, della sua auto nei pressi della stazione ferroviaria di Chieti. Non è chiaro chi abbia portato lì la macchina, il caso è stato archiviato con la richiesta di morte presunta emessa con decreto dell’ottobre 2011 dal tribunale di Chieti, “forse sulla base di un gesto eclatante che Catellani aveva compiuto molti anni prima, chiudendosi nella sua auto e mostrando un cartello con su scritto ‘Io mi suicido’”, racconta ancora Franceschelli.

Ancora irrisolto è anche il mistero di Daniele Taddei, un ragazzo di 28 anni sparito da Sant’Omero (Teramo) nel 2014 dopo essere stato rifiutato, sembra, da una donna; di lui e della sua macchina, una Nissan Micra grigio chiaro, si sono perse le tracce dalla mattina del primo agosto 2014. Non ha prelevato soldi né risulta che sia transitato per un casello autostradale.

Infine, ultimo ma solo di questo breve elenco, Valerio D’Ettorre, fotografo del quotidiano Il Tempo, scomparso da Chieti nell’ottobre del 2015. Appassionato di montagna, gli ultimi a vederlo vivo sono stati due escursionisti, che hanno trascorso con lui la notte in un bivacco nel Parco nazionale della Maiella, a quota 2.400 metri.

“Possibile che sia scivolato in un canalone e che i resti siano ancora da qualche parte in montagna? – si domanda Fabrizio Franceschelli – Chi potrà mai saperlo?”.

Ognuna di queste vicende porta con sé un carico di domande senza risposta, di verità nascoste o forse più semplicemente di indagini approssimative. Persone che volontariamente decidono di interrompere ogni contatto con la loro quotidianità, con le loro vite apparentemente normali, tragedie, delitti perfetti: cold case, appunto, casi irrisolti.