CHIETI – Reclusione per 3 anni e 8 mesi, più l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni: condanna esemplare per il ventunenne teatino Andrea Lombardi, accusato di sequestro di persona, tentativo di violenza privata e lesioni personali aggravate.
La sentenza è stata emessa dal giudice del tribunale di Chieti Patrizia Medica, che ha addirittura deciso di andare oltre alla richiesta del pubblico ministero Giuseppe Falasca, che aveva proposto, invece, 2 anni e 3 mesi, considerando anche l’attenuante della giovane età.
L’avvocato difensore, Annalisa Bucci del foro di Chieti, chiedeva invece l’assoluzione, cercando di far passare l’episodio come una “bravata” giovanile e caldeggiando il rinvio della discussione che, però, non c’è stato. Le motivazioni della sentenza saranno note entro 30 giorni.
I fatti risalgono al 25 febbraio del 2011, quando tre amici, tra cui Lombardi, vanno a prendere un quarto ragazzo, la vittima, a Francavilla al Mare (Chieti) per fare un giro al centro commerciale.
Eccetto il Lombardi, alla guida dell’auto, gli altri all’epoca dei fatti sono tutti minorenni (in due sono già comparsi a giudizio per questo episodio davanti al Tribunale dei minori dell’Aquila).
La vittima, in particolare, era andata a scuola alle superiori con uno dei due minorenni che aveva ritrovato anche alla scuola calcio del River Chieti. La vittima era stata ospitata anche a casa del compagno della scuola calcio, da cui però a un certo punto era sparita una collana d’oro del valore di 30 mila euro.
Il ragazzo di Francavilla non lo sa, ma quando nel primo pomeriggio del 25 febbraio 2011 lo vanno a prendere a casa per un giro al Megalò, gli altri tre lo ritengono l’autore del furto e hanno tutta l’intenzione di fargliela pagare.
Al Megalò, infatti, non ci arriveranno mai. Lo porteranno in una zona isolata del vicino Parco fluviale, lo picchiano e lo costringono a dichiararsi colpevole.
A confessione avvenuta, il ragazzo viene accompagnato in un bar di Chieti Scalo dove arrivano anche il padre di lui e il padre del derubato.
Verso sera il gruppetto si reca in una gioielleria di Chieti Scalo dove pensano che il francavillese, che al giudice dice di aver confessato solo per mettere fine all’aggressione, abbia portato il collier, ma il titolare nega di averlo mai visto in vita sua.
Si chiude così l’episodio. Successivamente, però, il francavillese decide di sporgere denuncia, forte del referto medico che attesta le lesioni riportate.
Le indagini sui tabulati telefonici svolte dai carabinieri dicono la sua versione sugli spostamenti di quel pomeriggio corrispondono a realtà. Sono questi i due riscontri oggetti sui quali si basa la requisitoria del pm, che parla anche di azione programmata.
L’avvocato Bucci, però, annuncia il ricorso in Appello.





