L’AQUILA – Acque agitatissime in seno al centrodestra abruzzese in vista delle elezioni politiche del prossimo 24 febbraio: la “guerra per la candidatura”, a rischio per moltissimi degli uscenti, quasi impossibile per i volti nuovi, si sta conducendo tra battaglie senza esclusioni di colpi e transumanze verso nuovi lidi.

In questo magma di caos e confusione, voci veritiere e messe in giro ad arte, le certezze sono ben poche e solo poche ore prima il 21 gennaio, termine entro il quale bisogna consegnare liste e firme, tutti i nodi saranno sciolti. E sicuramente il quadro di riferimento ne uscirà stravolto.

L’analisi, difficile, parte dal fatto che degli undici parlamentari conquistati dal Popolo della libertà alla precedente tornata del 2008 ne saranno confermati solo tre o quattro, per cui è partita da tempo la corsa al seggio sicuro e i contendenti in campo stanno letteralmente consumando l’autostrada verso Roma per cercare il “battesimo” del padrino giusto in grado di spalancare le porte di Montecitorio o Palazzo Madama.

Alcuni hanno già gettato la spugna e annunciato che non si ricandideranno, vedi il senatore pescarese Andrea Pastore e la deputata teramana Carla Castellani, altri se ne sono andati dal partito, come il coordinatore regionale di Futuro e libertà, Daniele Toto, ma il parterre, tra uscenti e nuovi pretendenti che sgomitano, è ancora troppo affollato.

Non serviranno da camera di compensazione neanche le liste alleate della Destra e di Fratelli d’Italia (FdI), quest’ultima appena nata, dove i posti migliori sono stati già presi da chi si è schierato in tempi non sospetti con le rispettive compagini.

Non è escluso che arrivino altre formazioni a dare man forte al centrodestra: si vocifera di quella dell’ex ministro Giulio Tremonti, che però fa fatica a trovare referenti in Abruzzo, e, a sorpresa, di una ispirata dall’ex sottosegretario Gianni Letta, che in regione potrebbe avere qualche appeal, non fosse altro per affinità geografica.

IL QUADRO DELLE CORRENTI ABRUZZESI

Per cercare disperatamente di mettere ordine al caos che imperversa, però, è necessario fare un quadro delle correnti nazionali, almeno per quanto possibile.

È ormai cosa nota che due tra gli uomini più influenti del Pdl, Gaetano Quagliariello e Fabrizio Cicchitto, soprattutto il primo, siano usciti dalle grazie del leader Silvio Berlusconi, mentre sono sugli scudi i sempreverdi Denis Verdini e Altero Matteoli. È più defilato, invece, Maurizio Gasparri, che ha scelto di non seguire l’antico sodale di corrente Ignazio La Russa nell’avventura di FdI ma ha perso potere contrattuale interno.

Con Quagliariello sono schierati il coordinatore regionale del partito, il senatore Filippo Piccone, il suo collega di scranno Paolo Tancredi e l’assessore regionale Carlo Masci. Cicchitto può contare sul deputato Sabatino Aracu e Matteoli ha nell’assessore regionale Gianfranco Giuliante il suo punto di riferimento in Abruzzo. Un tempo “gasparriani” doc erano il numero due abruzzese pidiellino, il senatore Fabrizio Di Stefano, e all’Emiciclo, gli assessori Mauro Febbo e Luigi De Fanis e i consiglieri Emilio Nasuti, Lorenzo Sospiri, Alessandra Petri, Antonio Prospero, Emilio Iampieri ed Emiliano Di Matteo.

Questa componente, negli ultimi tempi, ha subito varie fibrillazioni, tanto che sembra ormai certo l’approdo in Fratelli d’Italia della Petri, di Iampieri e di Di Matteo.

Andranno a fare compagnia all’assessore Paolo Gatti, che quasi sicuramente sarà il capolista alla Camera per il nuovo partito di Giorgia Meloni, Guido Crosetto e La Russa, e forse al consigliere regionale Luca Ricciuti, molto interessato al progetto dei tre.

È dato in avvicinamento anche Sospiri che però sta cercando assicurazioni precise sul suo futuro.

Degli altri pidiellini in Consiglio, il presidente dell’aula, Nazario Pagano, è un seguace dell’ex ministro Raffaele Fitto, Federica Chiavaroli è vicina al mondo di Comunione e Liberazione (al cui vertice ci sono il governatore dimissionario della Lombardia Roberto Formigoni e il deputato Maurizio Lupi), mentre sono berlusconiani di ferro il capogruppo, Lanfranco Venturoni, Nicola Argirò e Riccardo Chiavaroli. Pure se, quest’ultimo, un tempo militante dei Radicali, è tentato dal tornare tra le braccia di Marco Pannella che alle politiche farà una corsa in solitaria con la lista “Amnistia, giustizia, libertà”.

Questo turbinio di alleanze che si compongono e si sfasciano alla velocità della luce è guardato con un certo distacco dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, che ha sciolto ogni dubbio circa una sua possibile candidatura romana e proverà a fare il bis da governatore.

In questo magma le certezze sono ben poche e solo poche ore prima il 21 gennaio, termine entro il quale bisogna consegnare liste e firme, tutti i nodi saranno sciolti.

LA SITUAZIONE NEL POPOLO DELLA LIBERTÀ

Per rimanere nel campo delle ipotesi, dunque, il capolista al Senato potrebbe essere Tancredi che, in questo modo vedrebbe confermato il suo seggio. Si dovrebbe spostare alla Camera Piccone, dietro di lui impazza la bagarre per il secondo posto che potrebbe garantire l’elezione certa. Ci puntano tanto gli uscenti Paola Pelino e Aracu quanto Di Stefano e Sospiri.

Giuliante, invece, avrebbe capito che la situazione è troppo ingarbugliata per giocarsi la partita e rimane nelle retrovie a gustarsi la scena.

Un altro “matteoliano” è il deputato Marcello de Angelis, nel 2008 eletto nel collegio Abruzzo, che potrebbe decidere di non infilare le mani nel vespaio regionale e ritagliarsi un seggio da un’altra parte, nella considerazione che al direttore del Secolo d’Italia spetta, come tradizione, una elezione certa.

Uno scenario che deve fare i conti, però, con i colpi di scena last minute cui Berlusconi non è nuovo. Tanto che ogni congettura o previsione potrebbe essere ribaltata dalla trovata in zona Cesarini del Cav, che ha deciso, a questo giro, di avere le mani libere: per cui si dice che anche quelli con le più solide garanzie dovranno tremare fino all’ultimo istante.

I TRANSFUGHI DEL PDL

Detto dell’esodo verso Fratelli d’Italia, c’è un altro pezzo da 90 del Pdl che avrebbe già le valigie in mano: si tratta del vice presidente della Giunta regionale, Alfredo Castiglione.

Legato all’ex ministro Franco Frattini, potrebbe traslocare con lui in “Italia popolare”, una delle liste a sostegno di Mario Monti e della sua “agenda” animata dagli ex di Alleanza nazionale e Forza Italia che ritengono conclusa l’esperienza berlusconiana.

Guarda al centro con qualche interesse pure l’assessore Angelo Di Paolo, ma anche lì i nastri di partenza sono affollatissimi e ci sono troppi appetiti da saziare, tra cui va annoverato quello di Giorgio De Matteis, vice presidente del Consiglio regionale in quota al disciolto Movimento per le autonomie che briga da tempo per trovare spazio nell’Unione di centro.

La Destra, invece, il suo colpaccio già l’ha fatto: tra i ranghi storaciani è approdato l’assessore regionale Giandonato Morra, che sarà capolista al Senato, mentre al numero uno della Camera ci sarà il coordinatore abruzzese del partito, Luigi D’Eramo. Se non dovesse approdare in Abruzzo il segretario nazionale, Francesco Storace.

Secondo alcuni ben informati, un abboccamento con Storace l’avrebbe fatto pure il consigliere regionale Giuseppe Tagliente, ma il matrimonio per il momento non s’è consumato.

LA NOVITÀ DELLA “LISTA LETTA”

Per il momento la notizia di una lista di appoggio al Pdl gestita da dietro le quinte da Letta, molto presente in Abruzzo negli ultimi mesi nonostante sia senza un ruolo istituzionale, circola ma, conoscendo la ritrosia al confronto elettorale dell’ex sottosegretario abruzzese, ai più appare una boutade da pre-campagna.

Qualcuno, però, ci crede e ha iniziato a sondare il campo. Nel corso di un incontro di auguri per Natale ne avrebbe parlato l’ex assessore regionale dell’Udeur Mimmo Srour.

Chissà che non sia uno di quei colpi di scena annunciati a più riprese da Berlusconi, di cui Letta è fidatissimo braccio destro da decenni.