L’AQUILA – Definito da molti “processo alla scienza”, accusa rigettata sempre dal giudice di primo grado e dai magistrati inquirenti, è il momento della verità per il giudizio alla Commissione grandi rischi.
Oggi la quinta sezione penale della Cassazione emetterà il verdetto decisivo del processo ai 7 esperti dell’organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei ministri, accusati di aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani nella famosa riunione dell’Aquila del 31 marzo 2009, cinque giorni prima del terribile sisma del 6 aprile, causando la morte di 29 tra le 309 vittime complessive.
Quella rassicurazione, secondo il tribunale dell’Aquila, portò gli aquilani, alle prese da mesi con uno sciame sismico che destava preoccupazioni nella popolazione, a non prendere la precauzione solita, cioè quella di uscire di casa dopo scosse forti.
Oggi a Roma ci saranno il Comitato 3e32 al fianco dei familiari delle vittime, ma anche gli ultrà del calcio Red Blue Eagles 1978, ancora a riprova dell’interesse nella comunità.
Il dibattimento, in primo e secondo grado, ha avuto una rilevanza internazionale, seguito dai media di tutto il mondo e anche da riviste scientifiche estere.
Al verdetto finale si arriva con decisioni differenti, caratterizzate da polemiche alimentate sia dalla comunità scientifica, sia dagli stessi famigliari delle vittime che hanno chiesto rispetto per i propri cari scomparsi nei crolli anche nella recente vista all’Aquila del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Famigliari che sono scesi in piazza polemizzando con i giudici di secondo grado: infatti, dopo la condanna in primo grado da parte del tribunale dell’Aquila (giudice monocratico Marco Billi, pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio) a sei anni di carcere per omicidio colposo plurimo e lesioni dei sette esperti, nel processo di Appello il collegio giudicante, presieduto da Fabrizia Francabandera, ha ribaltato il verdetto, assolvendo sei scienziati e condannando il solo Bernardo De Bernardinis, l’allora vice capo della Protezione civile, a cui sono state addossate responsabilità di una errata comunicazione.
A proposito di comunicazione, per l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, dopodomani inizia il processo “satellite” all’Aquila, per aver promosso la riunione della Cgr come evento mediatico per tranquillizzare gli aquilani.
Come emerso in una telefonata intercettata, con l’allora assessore regionale alla protezione civile Daniela Stati, nella quale Bertolaso se la prendeva con chi stava creando allarmismi tra la popolazione.
Quindi per un processo che finisce ce n’è un altro che parte.
Bertolaso è stato rinviato a giudizio dopo ben due richieste di archiviazione da parte del pm Picuti e dopo l’avocazione da parte della procura generale della Repubblica che, con il pg Romolo Como, ha chiesto il rinvio a giudizio, sentenziato nelle scorse settimane dal gip del tribunale dell’Aquila Guendalina Buccella, ma anche l’archiviazione per Bertolaso per altre vittime, ugualmente concessa.
Ecco gli imputati: Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.



