L’AQUILA – Si chiuderà oggi la lunga serie di testimonianze di parte civile del processo alla commissione Grandi rischi in corso all’Aquila.
Davanti al giudice Marco Billi sfileranno gli ultimi parenti delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009, chiamati a raccontare il comportamento dei loro cari che, sulla base delle accuse mosse dalla procura della Repubblica, sottovalutarono il rischio e rimasero nelle case crollate erroneamente indirizzati dalle risultanze della riunione del 31 marzo 2009 dell’organo consultivo della presidenza del Consiglio.
Dopo l’udienza di domani ci sarà una settimana di stop, mentre il processo riprenderà mercoledì 28, quando cominceranno a sfilare i primi testi della difesa dei sette imputati.
L’elenco è stato modificato con alcune rinunce nel corso delle altre testimonianze svolte in questi mesi, ma da quanto si apprende ne faranno parte soprattutto esperti consulenti, tecnici e comunicatori, che dovranno sostenere tesi opposte a quelle dell’accusa: che il rischio sismico non fu sottovalutato e che gli aquilani non furono indotti a restare a casa dalla Cgr.
Il processo sta procedendo a ritmo serrato proprio come imposto fin dall’inizio dal giudice Billi: “Se facessimo un’udienza al mese ci vorrebbero due o tre anni, non posso e non voglio”, tuonò a inizio processo in risposta a un avvocato che si lagnava per il calendario ogni settimana. (alb.or.)
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile.
Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice
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<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
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