L’AQUILA – “Quando c’è il terremoto, la gente prende la valigia e se ne va da casa, in un prato, in un campo, insomma si allontana. Lo sanno, che questa è una zona sismica. Questi ragazzi se ne sarebbero andati, ne abbiamo le prove specifiche e le porteremo al processo, e non sarebbero morti”.

Lo ha detto il procuratore capo dell’Aquila, Alfredo Rossini, al termine della prima udienza preliminare sul filone della commissione Grandi rischi.

“Quello che invece sembra sia avvenuto – ha aggiunto parlando della Grandi rischi – è che questi professori che hanno fatto questi studi hanno detto no, no, potete tornare a casa. Queste persone singolarmente sono testimoni nel processo: non è una cosa teorica, abbiamo la prova che sarebbero andati via e non sarebbero morti. Per questo noi procediamo, non perché diciamo che i terremoti sono prevedibili o non prevedibili. Ci sono testimoni, genitori e altri, che deporranno in questo processo, ed è su questa base che li abbiamo rinviati a giudizio”.

Sullo stato della maxi inchiesta terremoto, dopo aver ricordato che “abbiamo sempre detto che entro un anno avremmo portato le persone davanti ai loro processi”, Rossini ha detto che “in questo dicembre completiamo sostanzialmente l’inchiesta della procura della Repubblica e la portiamo davanti ai giudici e sentiremo le loro decisioni, non è che possiamo condannare noi qualcuno”.

“Va sottolineata – ha concluso Rossini – la grande civiltà degli abruzzesi. Per la strada mi fermano e mi ringraziano per quello che stiamo facendo, ma nessuno ha mai espresso propositi di ‘vendetta’ per ‘questi mascalzoni’ eccetera. Vogliamo solo sapere come sono andate, le cose, che è successo, e se per caso ci sono responsabilità, quello che prevede la legge”. (alb.or.)

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