L’AQUILA – Circa 500 aquilani hanno raggiunto piazza Duomo per il secondo sit-in in dieci giorni organizzato dopo la sentenza d’Appello che ha assolto 6 dei 7 componenti della commissione Grandi rischi, gli scienziati condannati in primo grado per omicidio colposo e lesioni colpose per aver rassicurato la popolazione alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009, sottovalutando il rischio sismico.

La manifestazione è nata su Facebook per iniziativa di un giovane del capoluogo, Alessio Ciccone, e ha visto l’adesione dei comitati di familiari delle vittime, del comitato cittadino 3e32, che ha riproposto con il colore viola lo striscione “Il potere ordina, la ‘scienza’ obbedisce, la legge… assolve”, già mostrato in bianco alla prima manifestazione di giovedì scorso.

Presenti anche numerosi ultras dell’Aquila Calcio del gruppo Red Blue Eagles 1978, che hanno intonato il coro “Vogliamo solo giustizia!” in un’alternanza drammatica con le parole dolorose dal palco di Titti Cora e srotolato uno striscione: “È un film già visto, lo Stato si assolve! Nulla è successo, questo l’esito del processo”.

Tante le bandiere neroverdi presenti. “Ogni volta che si prende un forte schiaffo bisogna reagire – ha detto l’ideatore dell’evento – ma bisogna farlo tutti insieme e per questo non abbiamo voluto bandiere se non quelle con i colori della città con il nero del lutto e il verde delle speranza”.

La portavoce del comitato vittime della Casa dello studente Antonietta Centofanti ha spiegato la genesi della doppia manifestazione, quella della Villa comunale prima di questa.

“Era necessario uscire immediatamente, già il martedì, cioè il giorno dopo l’udienza, ma era impossibile. Ben venga comunque ogni voce di dissenso rispetto a questa sentenza che non condividiamo. Poca partecipazione? La città è sfinita dalla fatica di vivere in una non città”.

A prendere la parola anche il tecnico Giampaolo Giuliani, che asserisce di poter prevedere i terremoti dalla misurazione delle variazioni del gas radon nel sottosuolo.

“Vorrei che questa città, noi concittadini, fossimo molto più uniti di quanto effettivamente siamo. Sta passando troppo tempo per la ricostruzione degli edifici ma soprattutto del nostro tessuto sociale”. Alberto Orsini