L’AQUILA – “Spero che la città reagisca e sia presente in un momento troppo importante per la sua storia, e per la storia di tutti noi. L’Aquila ha bisogno di conoscere la verità sulla strage del 6 aprile 2009”.
Manca meno di un giorno a “Tutti convocati”, la manifestazione promossa dai familiari di alcune delle 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009, allargata a diverse altre associazioni.
Domani, mercoledì 30 marzo, dalle ore 17, nel piazzale dell’Auditorium del Parco e sulla scalinata del Forte Spagnolo, all’Aquila, “daremo dimostrazione di quanto sia importante la battaglia per la giustizia e la verità – come spiega ad AbruzzoWeb Vincenzo Vittorini, medico chirurgo e capogruppo in Consiglio comunale di L’Aquila che vogliamo – a quasi sette anni dal terremoto del 6 aprile del 2009”, in cui Vittorini perse moglie e una figlia.
Al centro dell’evento, tra l’altro, c’è ovviamente lo slittamento al prossimo 21 giugno del processo con le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni presso il tribunale dell’Aquila nei confronti dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, nel procedimento “Grandi rischi bis”.
Slittamento che avvicina ancora di più la prescrizione, prevista a ottobre, a cui Bertolaso, oggi candidato sindaco di Roma nelle file di Forza Italia, ha di recente ribadito di essere pronto a rinunciare.
“Noi siamo pronti – ammette sicuro Vittorini – le adesioni ci sono e speriamo continueranno ad arrivare. Questa è una occasione che la città non può mancare, perché, se lo facesse, sancirebbe un fallimento morale. Io però sono fiducioso e spero che la gente aderisca in massa, che dia un segnale forte, che continui a pretendere la verità su ciò che è accaduto sette anni fa. La verità, del resto, non dobbiamo volerla solo noi che abbiamo perduto le persone più care”.
“La nostra – prosegue – non è una battaglia pesante, non c’è nulla di pesante nel lottare per la giustizia. Pesante sarebbe rinunciarci”.
La manifestazione, va ricordato, è stata organizzata per il 30 marzo perché è una data di quelle tristemente fondamentali, nella vicenda del terremoto: il 30 marzo del 2009, infatti, ci fu la telefonata tra Bertolaso e l’ex assessore regionale Daniela Stati, nella quale si parlava di “operazione mediatica” rispetto alla Commissione Grandi rischi che si sarebbe riunita all’Aquila il giorno dopo e che poi finì in un processo per false rassicurazioni date ai cittadini del capoluogo abruzzese, da mesi preoccupati per lo sciame sismico che portò alla scossa più devastante, quella appunto del 6 aprile 2009.
Dopo la condanna in primo grado, arrivò l’assoluzione sia in Appello sia in Cassazione di 6 dei sette componenti della Cgr.
L’unico condannato, a due anni per omicidio colposo e lesioni colpose gravi, fu l’allora vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis.



