L’AQUILA – Sono giorni e settimane difficili, questi, per l’ex vescovo ausiliare dell’Aquila, Giovanni D’Ercole, abruzzese originario di Morino in Valle Roveto, oggi a capo della diocesi di Ascoli Piceno, dove è approdato nel 2014 proprio dopo l’esperienza nel capoluogo abruzzese che era cominciata il 14 novembre del 2009, quando Papa Ratzinger lo nominò per dare manforte all’arcivescovo Giuseppe Molinari nel difficile post terremoto.

Anche se nel capoluogo ha avuto difficili rapporti con parte del clero. 

Ieri, infatti, Stefano Manetti, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, è andato in visita ad Ascoli Piceno a nome di Papa Bergoglio, proprio per affrontare il delicato momento della Diocesi.

D’Ercole ha chiesto a tutti i cristiani di “accompagnare la visita con la preghiera e di evitare illazioni o ricostruzioni di altra natura, fuori luogo e fuori contesto”. 

A darne notizia è stato lo stesso D’Ercole sui social. 

Tutto ruoterebbe attorno alla vicenda dell’allontanamento di padre Alberto Bastoni, sacerdote di 51 anni originario di Rimini finito sotto inchiesta per detenzione di materiale pedopornografico. Inoltre il prete durante una perquisizione dello scorso 26 maggio avrebbe consegnato 3,5 grammi di cocaina ai carabinieri sostenendo che fossero per uso personale. 

Don Alberto era anche vice parroco del Duomo di Ascoli Piceno e avrebbe nascosto lo stupefacente nella teca in cui doveva conservare le ostie. 

La procura ascolana è andata avanti con gli approfondimenti sulla provenienza della sostanza e per cercare di capire se ci sia stata cessione ad altri. In ogni caso Bastoni non è indagato per il possesso della droga. 

I carabinieri di Ascoli gli hanno sequestrato su mandato della magistratura di Ancona materiale informatico: computer, hard disk e altri supporti che saranno analizzati da tecnici alla ricerca di immagini e video di minorenni in atteggiamenti sessuali. 

Proprio il vescovo, Giovanni D’Ercole, ha diffuso una nota per dire che “forse anche in conseguenza del lockdown Don Alberto Bastoni è caduto in una depressione maggiore unipolare che gli ha provocato un grave squilibrio mentale, umano e umorale che si è manifestato in comportamenti che hanno attirato una indagine da parte delle autorità competenti”. Anche nel 2012, in Umbria, fu trovato in possesso di droga. 

Per D’Ercole dunque una grana non di poco conto. Già durante l’esperienza aquilana, il vescovo fu iscritto nel registro degli indagati della Procura nell’ambito di una indagine sulla tentata truffa ai danni dello Stato della fondazione “Abruzzo solidarietà e sviluppo”, la cosiddetta indagine sui fondi Giovanardi per il terremoto. 

Fu accusato di false informazioni al pm e di divulgazione di segreti inerenti un procedimento penale, ma fu assolto con formula piena dopo l’archiviazione del reato di false informazioni al pm. Volto noto della tv (conduceva diverse trasmissioni di approfondimento di carattere religioso), si ricorda nell’esperienza aquilana il suo sostegno al movimento delle carriole, nato per sollecitare la rimozione delle macerie del sisma. Nella parte finale della sua esperienza era entrato in rotta di collisione con una parte del clero. 

Al suo posto è arrivato all’Aquila l’attuale cardinale, Giuseppe Petrocchi, originario di Ascoli Piceno.