L’AQUILA – “Non sarà riaperto al pubblico l’hotel di Campo Imperatore sul versante aquilano del Gran Sasso, per la stagione 2017-2018, poiché, a seguito di alcuni furti notevoli, sono venute meno le condizioni minime di sicurezza, ma si potrà contare sull’ostello, che sarà riconsegnato appena riusciremo a montare il nuovo arredamento e il cui bando per la gestione verrà pubblicato in settimana”.
Questo il duro annuncio ad AbruzzoWeb di Domenico De Nardis, amministratore pro-tempore del Centro turistico del Gran Sasso (Ctgs), municipalizzata del Comune dell’Aquila che gestisce impianti sciistici e ricettivi in alta quota e che getta nuovamente ombre e dubbi sulla questione dei bandi di gestione delle strutture ricettive.
Una situazione, dunque, che assume tinte sempre più in chiaro scuro: a giugno del 2017 sono stati pubblicati dei “bandi lampo”, che avevano sollevato qualche dubbio sulla loro stesura “copia e incolla”, nei quali si chiedeva lo stesso canone di locazione per l’hotel di Campo Imperatore, per il bar ristorante e per il rifugio delle Fontari, poi, a novembre, un altro bando, ma questa volta solo per l’albergo, con una base d’asta di 2 mila 700 euro per il canone mensile, ma entrambi i documenti sembravano essere caduti nel vuoto.
In realtà la gestione dello storico hotel, dove venne imprigionato Benito Mussolini dopo l’Armistizio di Cassibile, è stato oggetto di un accordo privato tra il Comune dell’Aquila e la Felicioni di Pineto (Teramo), società che gestisce alcuni hotel sulla costa; nessuna traccia pubblica sulla trattativa, ma a confermarlo senza volerlo, ad AbruzzoWeb, è proprio De Nardis.
“Non riuscendo a dare seguito all’affidamento, dato qualche settimana fa alla Felicioni, dovremo contare sull’ostello, che invece è solo da arredare e per il quale verrà pubblicato un apposito bando entro questa settimana, che, attraverso una veloce procedura straordinaria, assicurerà l’affidamento della gestione entro la fine di dicembre 2017”, spiega.
Alla base della decisione di tenere chiuso l’albergo ci sarebbero dei furti al suo interno, che avrebbero fatto venir meno le condizioni minime necessarie per il certificato di prevenzione incendi. “Il certificato antincendio ha dato esito negativo – dichiara con un sospiro De Nardis – poiché sono state sottratte numerose attrezzature: costosi rilevatori e schede elettroniche dell’impianto antincendio e degli ascensori”.
Risulta difficile mettere sullo stesso piano le due strutture: l’albergo, molto più grande dell’ostello, offre un servizio maggiore su molti aspetti, poi c’è un’importante nota storica, in una delle sue stanze, infatti, oggi divenuta un museo, venne imprigionato Mussolini, capo del Governo durante il Ventennio fascista e meta di tanti visitatori e appassionati, non solo di sci, ma anche di storia e cultura.
Di questo l’amministratore del Ctgs ne è pienamente consapevole: “Lo so che non sarà la stessa cosa, ma bisogna vedere questa situazione come crisi di crescita, perché con l’avvio dei lavori sull’albergo di Campo Imperatore avvieremo un progetto splendido, ci sono delle notevoli prospettive di rilancio, non solo per la stagione invernale, ma anche per quella estiva – conclude – questo sarà un anno di transizione, nel futuro tutto andrà a migliorare”.
Insomma, sarebbe una sorta di “perdita necessaria”, in vista di una prospettiva futura di rilancio del turismo montano nel comprensorio aquilano, una scelta che però, sommata ai mancati introiti della stagione invernale, che non prenderà il via prima del 6 gennaio 2018, perdendo tutti gli incassi delle festività natalizie, potrebbe rivelarsi rischiosa, ma solo il tempo ne potrà dare contezza.




