L’AQUILA – Erbacce e sassi, piante mai fiorite, seppellite dall’incuria e dall’abbandono, cespugli secchi che fanno capolino tra le rocce, un giardino delimitato da un cancello arrugginito, apparentemente chiuso da un lucchetto, ma basta spingere, con neanche troppa forza, per farlo aprire ed entrare a proprio piacimento, come “consiglia” anche qualcuno del posto.
È il giardino botanico alpino “Vincenzo Rivera”, che sorge sul versante occidentale del Gran Sasso d’Italia, a 2.117 metri di altezza tra Campo Imperatore (L’Aquila) e i Valloni, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Un degrado significativo, in una situazione di costanti polemiche riguardanti Campo Imperatore: dai parcheggi a pagamento, ai lavori della seggiovia delle Fontari partiti dopo molti ritardi, il cantiere dell’Ostello che sembrava ormai al palo, la chiusura delle vie ferrate in piena stagione estiva, insomma un’offerta sempre più carente per il turismo montano del Gran Sasso aquilano, fortemente compromesso pure dall’incendio divampato il 5 agosto nell’altopiano di Fontevetica.
Riconosciuto, tra l’altro, di interesse regionale dalla Regione Abruzzo, il giardino dovrebbe contenere oltre 300 specie vegetali, adattate a vivere in condizioni climatiche e naturali particolarmente difficili, ma che nonostante questo non resistono all’incuria umana.
È oggi abbandonato a se stesso quello che dovrebbe essere una realtà unica nel suo genere in Abruzzo, e in tutto l’Appennino, anche per la sua posizione geografica e l’altitudine, che permette la coltivazione di una flora nobile e scientificamente interessante come quella delle elevate altitudini.
Tra le specie abruzzesi particolarmente importanti che dovrebbero crescere nel giardino: la stella alpina appenninica e la violetta della Majella, non pervenute in questa stagione, al loro posto un cumulo di sassi ed erbacce spontanee.
L’apertura al pubblico è limitata alla sola stagione estiva, dal 15 giugno al 15 settembre, e nel boom del turismo la struttura accoglieva tra i 400 e i 500 visitatori al giorno, come testimoniato dal sito ufficiale, numeri che oggi sembrerebbero utopici.
La struttura, a ridosso dell’osservatorio astronomico di Campo Imperatore, è gestita dal dipartimento di Scienze ambientali dell’ateneo aquilano e dall’ufficio territoriale per la biodiversità dell’Aquila, in collaborazione con l’ente Parco nazionale del Gran Sasso.





