L’AQUILA – C’è aria di ricorso al Tar contro la proroga per un anno dei vertici della Gran Sasso Acqua, società idrica dell’Aquilano, disposta qualche giorno fa per congelare l’attuale governance in attesa dell’applicazione della cosiddetta riforma Madia sulle aziende partecipate.
Nonostante le rassicurazioni del presidente, Americo Di Benedetto, sulla legittimità dell’operazione, approvata all’unanimità dai sindaci dei 36 comuni serviti che erano presenti, c’è chi continua a ravvisare i dubbi di una forzatura nel voler prorogare, seppur con un termine vincolato a un anno, un gruppo dirigente che aveva finito il suo mandato e, sulla base di alcune norme, non avrebbe potuto proseguirlo.
Dubbi su cui a quanto pare sarà chiamato nei prossimi mesi a decidere il giudice amministrativo, con scenari che interessano anche il prosieguo della carriera politica di Di Benedetto, accreditato di possibile partecipazione alle primarie del centrosinistra per la candidatura a sindaco, sempre che non abbia motivi di incompatibilità o ineleggibilità.
Le contestazioni si muovono sottotraccia visto che, a dispetto del malcontento serpeggiante, l’operazione è passata sotto il più totale silenzio di amministratori e interlocutori coinvolti.
A parte gli articoli di AbruzzoWeb che hanno portato alla luce questo escamotage, l’unico a uscire pubblicamente è stato, infatti, il coordinatore comunale di Forza Italia, Stefano Morelli, e nessun altro, a parte un rapido accenno su Facebook del consigliere Roberto Tinari.
Ha fatto molto discutere anche la presenza, nell’assemblea decisiva, del segretario generale del Comune dell’Aquila, Carlo Pirozzolo, in rappresentanza del sindaco, Massimo Cialente, che è a capo dell’ente maggior azionista della Gsa: il sindaco può delegare un altro esponente dell’amministrazione, come un assessore, ma non un tecnico, questa la contestazione.
Quanto all’incompatibilità di un ulteriore mandato per Di Benedetto, già due volte vice e due volte presidente della Gran Sasso, e che mesi fa aveva annunciato a questo giornale l’addio definitivo per poi tornare sui suoi passi, secondo i critici spunta ora un’ulteriore norma a sancirla: il decreto legislativo numero 293 del 1994 in materia di prorogatio di organi, appunto.
Secondo questo testo normativo, gli organi amministrativi “sono prorogati per non più di quarantacinque giorni, decorrenti dal giorno della scadenza del termine medesimo”, e in quel lasso di tempo “possono adottare esclusivamente gli atti di ordinaria amministrazione, nonché gli atti urgenti e indifferibili con indicazione specifica dei motivi di urgenza e indifferibilità”.
Una tesi che si scontrerà contro quella sostenuta da Di Benedetto e i suoi, secondo i quali, pur avendo il Comune come socio di maggioranza, la Gsa non risponde alla normativa comunale sulle partecipate, che prevede un massimo di due mandati consecutivi, perché è sottoposta al controllo analogo dell’Ente d’ambito regionale.
A loro avviso si applica quindi il Testo unico degli enti locali e l’anno aggiuntivo è possibile. Su questo, in caso di ricorsi sempre più probabili, ci sarà scontro.





