L’AQUILA – “Il mondo degli intellettuali italiani, salvo qualche rara occasione, è a dir poco desolante. Una figura come quella di Antonio Gramsci manca a tutti noi, manca all’Italia, manca alla sinistra. Il più grande intellettuale italiano, senza dubbio, è stato Gramsci”.
Il 27 aprile del 1937 moriva a Roma Antonio Gramsci, uno dei fondatori del Partito Comunista italiano. A distanza di 76 anni la figura dell’intellettuale marxista sardo, incarcerato dal regime Fascista di Benito Mussolini, è ancora oggetto di studio e di dibattito, anche tra i giovani esponenti comunisti.
“La sinistra italiana avrebbe bisogno di una figura intellettuale di quella portata – commenta ad AbruzzoWeb Goffredo Juchich, segretario del circolo di Rifondazione comunista dell’Aquila ‘Alfonsina Casamobile’ – la sua mancanza si sente ma i suoi scritti restano. Per tanti rivoluzionari l’opera e il pensiero di Gramsci sono ancora attuali. L’anno scorso con il professor Raul Mordenti, uno degli ultimi intellettuali di spessore rimasti in Italia, Rifondazione organizzò un seminario all’Aquila, una decina di incontri molto vivaci e ben riusciti”.
“Il suo pensiero è attualissimo – continua Juchich – ed ispira ancora l’azione politica di tanti di noi, ma i tempi che viviamo sono cattivi. Bisogna battersi per riconsiderare il messaggio e la filosofia gramsciana per evitare che si dimentichi cosa sia la vera sinistra italiana, quella che non smetterà mai di condannare il nazifascismo, il revisionismo e gli altri pericoli per la nostra democrazia. Sostanzialmente ucciso dai fascisti, Gramsci viene citato e preso come esempio anche da chi non è comunista. Gramsci è un patrimonio di tutti, è bene ricordarlo. Mussolini aveva timore dei cervelli. Quello di Gramsci era senza dubbio il più pericoloso”.




