L’AQUILA – Chiusa la partita dei ministri del nuovo governo retto da Enrico Letta con una vittoria a metà, l’unico in odore di “abruzzesità” è Gaetano Quagliariello, eletto nella circoscrizione regionale e neo-titolare del dicastero delle Riforme costituzionali, le attenzioni della politica locale sono tutte concentrate sulla scelta dei futuri sottosegretari.
Un toto-nomine in cui si mescolano le ambizioni dei parlamentari nostrani e le apprensioni dei cittadini del “cratere”, che attendono di conoscere il nome di colui che raccoglierà il testimone di “inviato della ricostruzione” lasciato da Fabrizio Barca.
Se non sarà il successore alla Coesione territoriale, Carlo Trigilia, si punta a piazzare sulla poltrona un aquilano, in primis l’ex deputato del Partito democratico Giovanni Lolli, come ha chiesto al premier in pectore da un nutrito gruppo di dirigenti democrat del capoluogo.
Il sogno segreto del centrodestra, invece, si chiama Gianni Letta, il fidatissimo braccio destro di Silvio Berlusconi, molto attivo sulla scena del capoluogo dopo il disimpegno presenzialista del Cav.
Al Popolo della libertà, infatti, non dispiacerebbe poter tornare sul pezzo della ricostruzione dopo la parentesi “di sinistra” di Barca.
Un’ipotesi cui guarda con favore anche una parte degli amministratori del territorio del Pd, ma che potrebbe attirare facilmente su di sé le accuse di una “gestione familiare” zio-nipote del prossimo governo, e Letta senior, cosa risaputa, è abituato a girare alla larga dalle polemiche.
Tra i parlamentari in carica, invece, il nome più quotato rimane quello di Giovanni Legnini (Pd), prima delle elezioni indicato da più parti come potenziale titolare di un posto da vice ministro in un dicastero di rilievo.
Comunque la stima nei suoi confronti da parte della dirigenza nazionale piddina è alta e per lui potrebbe prospettarsi una poltrona da sottosegretario.
Sull’altro fronte sono in rialzo le quotazioni del coordinatore regionale del Pdl, il deputato Filippo Piccone, giunto al suo terzo mandato e ormai decano dei parlamentari di centrodestra abruzzesi dopo l’addio di Sabatino Aracu.
Nel frattempo, però, Piccone dovrà sciogliere il nodo dell’incompatibilità con il suo ruolo da sindaco di Celano (L’Aquila), anche se, verosimilmente, visto l’avvenuto avvio della legislatura e l’allontanamento dello spettro delle urne, mollerà la fascia tricolore del centro marsicano.
Potrebbe giocarsi qualche carta pure il deputato Paolo Tancredi (Pdl), relatore con Legnini della ultima legge di stabilità dell’era Monti.
Meno accreditata è, al contrario, la senatrice Paola Pelino, in passato in predicato di entrare nell’allora governo Berlusconi: un’indiscrezione del quotidiano La Repubblica confermata dalla diretta interessata, ma poi non se ne fece nulla.
Qualche chance potrebbe averla il vice di Piccone e collega di Montecitorio, Fabrizio Di Stefano, sempre che i big pidiellini decidano di riservare una parte dei posti disponibili agli ex di Alleanza nazionale, falcidiati in sede di composizione delle liste.
Considerata la defezione degli “scissionisti” di Fratelli d’Italia, che hanno annunciato il no alla fiducia per l’esecutivo guidato da Letta, gli ex aennini in maggioranza, tra i due rami del parlamento, sono non più di una quindicina, quindi l’eventuale corsa è ristretta a pochi competitori.
Per tutti gli altri abruzzesi, infine, tolti gli oppositori alla “grande coalizione” Pd-Pdl-Scelta civica e gli esordienti, il borsino segna un deciso segno meno.




