L’AQUILA – La senatrice Federica Chiavaroli può diventare un secondo sottosegretario abruzzese nel governo Renzi, andando a continuare in quota Nuovo centrodestra il lavoro al ministero delle Riforme che prima di lei portava avanti Gaetano Quagliariello, alfaniano ora sostituito da Maria Elena Boschi.

Questa la novità di giornata nella lunga corsa del “totosottosegretari” che potrebbe concludersi tra stasera e domattina e che, comunque, per l’Abruzzo vede sempre in prima linea il deputato del Partito democratico Giovanni Legnini, uscente da palazzo Chigi e sempre più in odore di riconferma.

La Chiavaroli, spiega il Corriere della Sera, farebbe parte del pacchetto di 3 sottosegretari incaricati di affiancare l’esordiente ministro Boschi in un dicastero complicato come quello delle Riforme, che comprende anche i Rapporti con il Parlamento, specialmente in questo tipo di governo che annuncia di voler ribaltare gli assetti.

Un ulteriore salto in avanti per la pescarese, esordiente a palazzo Madama dopo una carriera politica fulminea che l’ha vista consigliere comunale e poi regionale, quindi candidata al quinto posto nella lista del Popolo della libertà ed eletta a sorpresa una volta che il capolista Silvio Berlusconi ha mollato il suo seggio abruzzese.

La scissione del Nuovo centrodestra l’ha portata a diventare vice capogruppo, ora arriverebbe il primo incarico di governo. Nelle scorse settimane, peraltro, era stata indicata anche come possibile nuovo ministro del governo Letta, qualora ci fosse stato un rimpasto, ipotesi che poi è sfociata nelle dimissioni votate dalla direzione nazionale del Pd.

Tra gli alfaniani c’è anche Filippo Piccone che potrebbe rivendicare un ruolo, anche se in questo momento sembra più un outsider rispetto alla lanciatissima collega.

Quanto a Legnini, nei giorni scorsi “richiesto” dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, per diventare assessore al Bilancio, ora invece appare praticamente scontata la sua conferma nell’esecutivo, facendo seguito ai “segnali positivi” filtrati nei mesi scorsi.

La poltrona più probabile è ancora alla presidenza del Consiglio, con la conferma alla delega all’Editoria, da capire invece quella all’Attuazione del programma, mentre nei giorni scorsi è ventilata anche l’ipotesi di un trasloco in via XX settembre, sede del ministero dell’Economia.

E in quel caso Legnini diventerebbe vice ministro, un altro passo avanti del cursus honorum.

Sempre in casa Pd c’è la posizione incerta di Stefania Pezzopane, ventilata a fasi alterne di una possibile chiamata al governo ma a oggi destinata a rimanere sugli scranni come senatrice che è anche vice presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di palazzo Madama, che si è occupata della vicenda dell’ineleggibilità come senatore di Berlusconi, e, tra gli altri incarichi, è componente del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa che ha bocciato la richiesta di impeachment per il capo dello Stato presentata dal Movimento 5 stelle.